Offida – storia

Le Origini

Le origini della città di Offida sarebbero antichissime. Ma, talvolta, in mancanza di una fondata documentazione storica, quanto qui viene riportato va accolto con cautela, a livello di semplice informazione. Lo storico offidano G. Allevi (1834-1896), nel suo volume «Offida preistorica» (1889), sostiene che Offida sarebbe stata fondata durante l’età della pietra e che i Pelasgi (Etruschi?), popolo proveniente dall’Asia Minore, sarebbero stati i primi a portare i segni della civiltà nella cittadina.

Tale convincimento, evidentemente, fu frutto delle numerose scoperte di necropoli rinvenute dall’Allevi in Offida e zone limitrofe (Spinetoli). Secondo lo stesso, genti pelasgiche, fortunate posseditrici dei ferro, ricche d’ambra, bronzo e vetri, si spostarono dal l’Oriente (secondo Erodoto si spostarono dalla Lidia, in Asia Minore, e sbarcarono sul le coste toscane verso il XIII sec. a.C.) e, dopo aver errato per il mare, approdarono alla spiaggia adriatica nel luogo ove molti secoli dopo sarebbe sorta l’attuale Marano (Cupra M. – zona alta). Qui, per ringraziare e per propiziarsi la Dea, eressero un tempio a Cupra (dea della fecondità, fertilità). Poi, spintesi all’interno, nel risalire il corso dei fiumi, imposero ad essi i nomi di Tesino (dall’etrusco Tusein?) Aso (Aesi?) e Tenna (Thina?).

Infine, penetrati nel «territorio di Offida», dopo aver assogettato le tribù indigene, fondarono Offida, traendo tale nome dal «serpente Ophite», a cui dedicarono un tempio. I resti di tale tempio, secondo l’Allevi, furono individuati nel 1878 nei pressi dei podere dell’avv. Giovanni Mastrangelo (zona Ciafone II°). Cosi ci racconta l’avvenimento lo stesso Allevi: « e… seguendo il filo di una tradizione locale, che mette in questi dintorni la esistenza di un tempio, denominato dal Serpente Aureo, io ne cercai e ne rinvenni gli avanzi in un podere del mio valoroso amico Giovanni Mastrangelo. Sono reliquie a breve distanza dalla città, dal lato di tramontana, sulla cima di un colle coperto un giorno da boschi, come ci lasciava indovinare il nome stesso di Macchie rimasto dalla contrada. Fra una materia di grossi mattoni e mattoncelli a miglia, di tegole piatte e convesse, di pezzi di travertino, di qualche avanzo d’intonaco dipinto seppelliti a breve profondità, ho tornato a luce una cripta scavata nel suolo e rivestita di stucco, dalla quale non è improbabile, che i sacerdoti rendessero i responsi, se egli è vero che il tempio di Ophite fosse sede di un oracolo».

Lo storico offidano A. Marchionni (1833-1902), altro convinto assertore della tesi riguardante i Pelasgi, nella sua opera «Notizie storiche e statistiche di Offida» (1889), sostiene che la conferma di tale tesi sarebbe avvalorata dal fatto che presso il popolo dei Pelasgi c’era la consuetudine di sotterrare i cadaveri ponendoli con la faccia rivolta verso la casa per sempre abbandonata, cosa confermata dalle 400 tombe scoperte nel territorio di Offida. A. F. Marcucci (1717-1778), nella sua opera «Saggio delle cose ascolane» (1766), sostiene che il termine Ophis, sia in greco che in etrusco, ha lo stesso significato, cioè di «serpente» e, pertanto, i veri fondatori della cittadina sarebbero stati gli Etruschi. Infatti «Fondarono gli Etruschi nel Piceno molte città e grossi castelli, templi e delubri… come pure dedicarono a Giove etrusco (Veiove) il sontuoso tempio di Ophite o sia del serpente aureo (era Offida illustre terra)».

In riferimento a tale questione segnaliamo che M. Pallottino, nella sua opera «Storia della prima Italia» (1984), rileva a tale proposito: «è ben nota la disputa moderna sull’origine degli Etruschi che un numero rilevante di studiosi ha creduto e crede di provenienza orientale trasmarina, secondo le tradizioni classiche che consideravano i Tirreni (che è il nome greco degli Etruschi) discendenti dei Lidi o identificabili con i Pelasgi o pervenuti comunque in Italia dall’Egeo e in particolare dall’isola di Lemno … » Altri storici moderni, però, a tale proposito sostengono che gli Etruschi siano da considerarsi un popolo originario della penisola italiana che, venuto a contatto con le civiltà progredite esistenti, abbia poi tratto un elevato grado di civiltà. Posizione dei resto espressa anche da Dionigi di Alicarnasso (retore e storico greco- sec. I a.C) in «Storia antica di Roma».

Lo storico offidano C. Arduini (1815-1881), contestando tali posizioni, nella sua opera «Memorie istoriche della città di Offida» (1844), (qui ebook gratis) sostiene che le origini della città debbano essere ricollegate, molto probabilmente, alla occupazione di Ascoli da parte dei Longobardi, avvenuta nel 578 d.C. In tale occasione, gli Ascolani fuggiti si rifugiarono nelle colline interne e fondarono, in seguito, i castelli di Montalto, Amandola, Comunanza, Appignano ed Offida. Sempre secondo l’Arduini, Offida, durante la dominazione dei duchi longobardi, rappresentò il più grosso e ragguardevole castello della Contea di Ascoli e fu sede di un gastaldo (presso i Longobardi il gastaldo era l’ufficiale preposto alle corti regie o alla città; amministrava i beni della corona ed aveva funzioni militari). Altri sostengono che il nome di Offida derivi da «oppidum», che sta ad indicare una cittadina fortificata dell’epoca romana e, pertanto, la fondazione e la denominazione di Offida debbano essere ricollegate alla storia dell’espansione romana. Il noto grecista e latinista B. Palucci sostiene che il toponimo di Offida derivi da «Ypsi ida» (in alto nella selva) e che furono i monaci farfensi ad attribuirlo al nucleo originario della cittadina (Vita Picena – Dicembre 1986).

Lo storico D. Maggiori (1710?-1788), nella sua opera «De Firmanae urbis origine, atque ornamentis» (1788), ritiene di avere individuato nella «Aufidena prope Truentum», citata nel l’«itinerario di Antonino» (Antonino il Pio – imperatore romano – sec. I d.C.) e nella «Geografia» di Tolomeo (Claudio Tolomeo Alessandrino – matematico, astronomo e geografo egiziano – sec. I d.C.), la cittadina picena di Offida. Dello stesso avviso è lo storico A. Rosini (1595-1668) che, nella sua opera «Compendioso racconto historico della terra di Offida» (1654), cita, a sostegno della sua tesi, il cap. XII della Naturalis historia di Plinio il Vecchio (sec. I d.C.) Ma C. Arduini contesta tale versione e sostiene che «l’Aufidena (Offida?) prope Truenturn», citata dagli antichi storici, debba identificarsi con una cittadina dei Sannio e che la tesi dei Maggiori sarebbe stata la conseguenza dell’errata collocazione della città di Truento nel Piceno, dovuta, evidentemente, ad una non attenta lettura dell’«itinerario di Antonino» e dei libri geografici di Tolomeo, nonché al fatto che due erano le città che venivano chiamate Truento.

Tali città si trovavano, appunto, una nel Sannio ed una nei pressi dei fiume Tronto. Ebbene, continua l’Arduini, se la città di Truento fosse stata quella posta nei pressi dei fiume Tronto la stessa sarebbe stata posta, sicuramente, vicino alla città di Asculum (Ascoli) Castrum Truentinurn (Acquaviva Picena?) e Castrum Novum (cittadina nella valle del fiume Vibrata?). Ora, nell’«itinerario dell’Antonino», si parla di «Aufidena prope Truentum», ma si precisa che l’Aufidena di cui si sta parlando si trova tra Sipuntum, Salina, Respam et Barium. Ed ancora, Plinio, parlando di Aufidenates, Esernini, Triventenates… collocherebbe tali popolazioni nel Sannio e, comunque, Offida sarebbe sorta solo in seguito, cioè in occasione della occupazione di Ascoli da parte dei Longobardi (sec.VI d.C.). Ulteriori notizie ci fornisce l’Arduini aggiungendo che, nel sec. VI, il Piceno era stato interamente conquistato dai duchi longobardi che risiedevano a Spoleto e, talvolta, anche a Fermo e che il Piceno fu diviso in Contee che comprendevano dei Gastaldati. (Per il lettore si sottolinea che, durante la dominazione longobarda, l’Italia fu divisa in due parti: una occupata dai Bizantini, l’altra appunto dai Longobardi. Quest’ultima comprendeva una parte meridionale formata da due Ducati, di Benevento e di Spoleto, e una settentrionale che comprendeva la Toscana, Venezia, la Liguria e la Longobardia).

Ebbene, secondo l’Arduini, la Contea di Ascoli abbracciava la città di Truento (nel Sannio) ove risiedeva un gastaldo. La città fu distrutta nel VII sec. d.C. dagli stessi Longobardi e la sede dei gastaldo fu, in quell’occasione, spostata nei pressi del Tronto, appunto ad Offida, già sede di un castello. Notizie ci sono fornite dallo storico G. Colucci (1752-1809) che, nella sua opera «Antichità Picene» (1786), ci riferisce come sotto i Carolingi e gli imperatori dei Sacro Romano Impero, Offida divenne un importante centro e rimase sede di un gastaldo. Diverse dunque le posizioni, delle quali alcune anche fondate. Per quanto riguarda la tesi dell’Allevi aggiungiamo solo che le necropoli rinvenute e riferite ai Pelasgi (Etruschi?), sono da ritenersi, secondo le recenti indicazioni, come appartenenti alla «civiltà picena» e la dea Cupra risulta essere la massima divinità del Piceni. Per quanto riguarda l’età romana e longobarda si sottolinea il ritrovamento di reperti archeologici nel territorio di Offida e dintorni, ora conservati e visibili presso il Museo Cittadino.

Dal 900 al 1100

«Ebbene – così l’Arduini – solo nel «Chronicon farfense» (documento informativo) trovai nominata per la prima volta Offida nel 920, quando precisamente non era molto che i monaci benedettini, fuggiti da Farfa (località presso Fara Sabina-Rieti) nell’898 a causa delle invasioni dei Saraceni, si erano ritirati sul Monte Matenano (nel Fermano). In quel libro – continua l’Arduini – Offida viene indicata pel podere di S. Salvatore posto nel suo territorio e di proprietà di Farfa». Nel 1039 Longino d’Azone, un signore di Offida di origine franca o tedesca (secondo C. Arduini e A. Marchionni), donò all’Abbazia di Farfa la maggior parte dei suoi possedimenti.

Tale donazione aveva una estensione di 40.000 moggi di terra (antica unità di misura) e, secondo il «Regesto di Farfa» (documento comprovante le donazioni), comprendeva possedimenti che si estendevano dal Tronto all’Aso, dal Monte Polesio (Ascensione) all’Adriatico. Lo storico Arduini così si esprime: « La venuta di essi (monaci farfensi) e la loro dimora stabilitavi segna al certo in Offida l’epoca della sua vera prosperità nelle cose economiche e nell’agricoltura non soltanto, come nell’ordine civile un vivere più comodo e sicuro; mentre vi si gettò il germe di un migliore avvenire per questo castello ». Gli imperatori Enrico III (1017-1056), nel 1049, ed Enrico IV (1050-1106), nel 1084, come il Papa Leone IX (1002-1054), nel 1051, confermarono con appositi diplomi e bolle i possedimenti dei Farfensi. Dopo la morte dell’abate Abbone (1099), il monaco Berardo (o Beraldo), figlio dei conte Ascanio che reggeva la Prepositura (un centro farfense) di Offida, apportò notevoli modifiche e miglioramenti nel territorio di Offida ed ottenne, nel 1118, dall’imperatore Enrico V (1081-1125) il riconoscimento delle proprietà dei monastero. Analogo riconoscimento venne effettuato, nel 1198, da Innocenzo III (1160-1216).

Dal 1200 al 1400

Il «Chronicon farfense» ci dice, a tale proposito, che Offida ormai poteva considerarsi una città. Lo stesso Arduini aggiunge: « … di poi, salita la popolazione ad un vivere proprio e dirozzato, che sensibilmente prendeva forma di condizione municipale, i monaci si accorsero che era venuto il tempo di emancipare Offida dal vassallaggio al monastero ed erigerne la forma di governo e di stato a sé in reggimento a Comune, di eleggersi un podestà e officiali di palazzo, i quali avevano giurisdizione soltanto sugli uomini della terra non appartenenti al clero, lasciando allora intatta e libera a monaci e vicari, quella che esercitava sopra gli ecclesiastici, sulle parrocchie e altre chiese e benefici clericali».

E’ dunque, il potere religioso a condizionare i tempi e i modi di sviluppo comunale in vari paesi e diverse città, specie in quelli marchigiani. A questo proposito si sottolinea il fatto che il papa Urbano IV (fine sec. XII-1264), con una bolla dei 23 febbraio 1261, dava vita al Presidato Farfense con l’istituzione di un preside (giudice) avente l’incarico di amministrare la giustizia nel territorio in precedenza sotto il controllo dei monastero di Farfa. All’Abbazia di Farfa veniva concesso il privilegio di «Diocesis nullius» (non soggetta al controllo di alcun vescovo). Per i territori farfensi dei Piceno il preside risiedeva in S. Vittoria (nel Fermano) e a lui venivano deferite in appello le cause discusse dai giudici locali di tutto il possesso di Farfa.

Anche Offida, automaticamente, veniva inclusa nel Presidato Farfense e questo fino al 1572, quando Gregorio XIII (1502-1585) la incluse nella Diocesi di Ascoli. Intanto il papa Niccolò IV (iniz. sec. XIII-1292), il 18 Febbraio dei 1291, concedeva ai comuni marchigiani e, quindi, anche ad Offida, il potere di eleggere i podestà, consoli e priori. E’ evidente che Niccolò IV si adopera solo per un riconoscimento ufficiale delle magistrature già operanti. Questo conferma, in ogni caso, il fatto che la «struttura cittadina di Offida» aveva acquisito una notevole autonomia istituzionale.

Nei secoli che seguirono Offida, come altri comuni marchigiani di una certa importanza, fu coinvolta nelle rivalità che sempre più si erano evidenziate tra le fazioni guelfe e ghibelline e tra Ascoli e Fermo; rivalità che continueranno per lungo tempo, fino al sec. XVI, e che vedranno Offida schierarsi, definitivamente, dalla parte di Fermo, contro Ascoli. Ricordiamo, tra i tanti, qualche avvenimento. Siamo nella prima metà dei sec. XIII (1200), ai tempi di Federico Il di Svevia (imperatore dal 1220 al 1250), e «guai – come dice l’Arduini – sotto costui a’ paesi guelfi per convinzione e per fatto.

Tali erano tutti i luoghi della Marca; e di Offida sappiamo, precisamente, che sincera e devota deferenza aveva a’pontefici, siccome costituita dai monaci. Alzava per impresa una Torre merlata in campo aperto, sostenuta da due leoni rampanti e fermata sopra una fascia a sghembo, essendo lo scudo sormontato da una croce. Sino al sec. XVII (1600), secondo che riferisce il Rosini, quella vedevasi sopra la porta del Palagio Comunale, oggi ricoperta sul davanti, sotto cui si leggeva:

‘Ophidae leo sum guelfus qui nomine rego’

o, come dice l’Allevi, ‘qui nornine vici’. «Ebbene Offida – prosegue il Marchionni – dovette ricevere un corpo di quelle feroci milizie (ghibelline)». E, ancora, «quando re Manfredi (1232-1266) comparve in queste contrade, il partito ghibellino in Offida, che si era alquanto affievolito dopo la morte di Federico II, rialzò gigante il capo e costrinse i guelfi a rifugiarsi presso i monaci di S. Maria». Nel 1256, poi, come ci riferisce S. Balena in «Ascoli nel Piceno» (1979), vediamo, tra le rare volte, Offida appoggiare la guelfa Ascoli con l’invio di truppe in aiuto dei legato della Marca Annibaldo di Trasmondo, nipote dei papa Alessandro IV (?-1261), contro alcune città ghibelline (ci si riferisce qui alla cosiddetta Marca Anconitana che, verso la fine dei 1200, comprendeva buona parte della odierna Regione delle Marche. Nel 1213 Innocenzo III (1160-1216) l’aveva delimitata con le seguenti città e rispettive diocesi: Ancona, Ascoli, Numana, Camerino, Osimo, Jesi, Senigallia, Fano, Pesaro, Cagli, Fossombrone).

Ancora, nel 1348, gli Ascolani, come ci riferisce il Marchionni, essendosi Offida unita a Fermo, condotti da Galeotto Malatesta (?-1385), reduci dalla presa di Ancona, «le furono sopra, la espugnarono dopo parecchi giorni d’assedio e, resi superbi dalla vittoria, le imposero gravissimi tributi in denaro e di armi e vollero che giurasse fede ad Ascoli. Il giuramento – prosegue il Marchionni – però, estorto con la forza non fu osservato e trovandosi di lì a non molto Ascoli in guerra con Fermo, Offida tenne per quest’ultima e l’ebbe nuovamente per sua alleata». Intanto la confusione dei domini della chiesa era tale che Innocenzo VI (fine sec. XIII-1362), eletto papa nel 1353, tramite il cardinale Egidio di Albornoz (1310-1362), intervenne per riordinare lo Stato della Chiesa. Nel 1356 nella Marca Anconitana venivano costituiti tre Presidati: al nord, il Presidato di S. Lorenzo in Campo (Pesaro); al centro, il Presidato di Camerino (con Ancona); al sud, il Presidato Farfense con sede a S. Vittoria (nel Fermano), comprendente Offida. Quest’ultimo doveva dipendere, a sua volta, dal rettore (legato pontificio) della Marca Anconitana, con sede a Macerata.

Le «Costituzioni egidiane» (così chiamate perché riferite al cardinale Egidio di Albornoz) dei 1357, promulgate a Fano, e la «Costituzione della Marca Anconitana», sembravano avere risolto, definitivamente, le rivalità tra i comuni e le fazioni marchigiane avverse. La divisione dello Stato della Chiesa in province avrebbe dovuto evitare le ulteriori conflittualità. Ma la situazione ben presto tornò a diventare bellicosa. Le rivalità tra i comuni e quelle tra Ascoli e Fermo ripresero infatti il sopravvento e con esse quelle tra i guelfi e i ghibellini. Ebbene, nel 1469, un gruppo di armati ascolani, sotto la guida del duca di Calabria, tornando da una spedizione nella città di Rimini, dove vittorioso aveva sconfitto i Riminesi e i duchi di Urbino, si fermò ad Offida e qui – come ci riferisce l’Allevi – iniziò a spadroneggiare. Fu subito scontro tra Ascolani ed Offidani e, ovviamente, tra gli Offidani che parteggiavano per Ascoli, capitanati dalla famiglia Boldrini, e i guelfi offidani, che facevano capo alla famiglia Baroncelli.

La furiosa disputa provocò perdite da entrambe le parti e l’acuirsi delle ostilità. Ostilità che, evidentemente, continuarono a lungo anche tra Ascolani ed Offidani tanto che, il 29 Maggio 1488, il papa lnnocenzo Vili (1432-1492), con una bolla pontificia, invitava i capi ascolani ed offidani a comparire entro breve tempo presso un suo tribunale, pena 10.000 ducati, e inviava ad Offida il legato della Marca, Giovanni Coron, vescovo di Palestrina, per farvi erigere la nuova Rocca. Ma le lotte intestine tra le fazioni, tese al raggiungimento della supremazia nella cittadina, non cessarono anzi continuarono a farsi più aspre. Quelle tra le famiglie dei Boldrini (ghibellini) e dei Baroncelli (guelfi) furono, senz’altro, le più note.

Il più famoso rappresentante della famiglia Baroncelli fu Carlo, descritto come uomo particolarmente bellicoso. Nemico acerrimo degli Ascolani, partecipò a varie battaglie contro la città picena e nel 1498, insieme ai Fermani, ottenne una vittoria sui potenti nemici. Rientrato ad Offida nel 1501, trucidò il corrotto castellano spagnolo Don Michele che, nel 1497, aveva aperto segretamente le porte della città agli Ascolani guidati da Astolfo Guiderocchi (ghibellino) e ripristinò l’indipendenza municipale. La famiglia Boldrini , fiera avversaria dei Baroncelli, denunciò l’uccisione dei castellano spagnolo Don Michele al commissario (apostolico) che intimò a Carlo di giustificare il suo operato. Il fiero offidano non accettò l’ingiunzione e fuggì da Offida, per farvi ritorno dopo essere stato per un periodo al servizio dei duca Valentino (Cesare Borgia 1475-1507), impegnato nella conquista di Camerino, e dopo la pace stipulata con Ascoli (1527). La pace interna era però solo apparente perché spesso, per futili motivi, si accendevano zuffe tra i seguaci delle due famiglie.

Il 1500

I più potenti e stimati cittadini offidani, temendo lo sconvolgimento della vita cittadina, fecero da intermediari per la riconciliazione delle due famiglie e scelsero la data dei Corpus Domini dei 1533 per stipulare l’accordo ufficiale. Il giorno fatidico le due famiglie, in pompa magna, si recarono in Municipio per la cerimonia ufficiale di riconciliazione e, mentre si stendevano gli articoli dell’accordo, i Boldrini incominciarono a fare richieste ritenute onerose dai rivali.

I Baroncelli risposero con arroganza e dalle parole si passò ben presto ai fatti ed i seguaci delle due fazioni dettero mano alle spade. Carlo si gettò con impeto nella mischia e, dopo avere trucidato quasi per intero la famiglia rivale, fuggì da Offida. Dopo lungo peregrinare morì, a tarda età, a Molfetta, nelle Puglie. Sotto il pontificato di Paolo IV (1476-1559) Offida dovette sostenere una dura lotta contro le milizie dei duca di Guisa (1519-1563) che aiutavano il papa in lotta con Marcantonio Colonna (1535-1584). Una parte delle truppe francesi, mentre il grosso si dirigeva verso Fermo, si fermò ad Offida dove fu bene accolta dalla popolazione. L’ospitalità, però, fu male ripagata perché i Francesi iniziarono ad infastidire le donne e tentarono addirittura di mettere a fuoco il Palazzo Comunale (il Maggio 1557) incendiando parte dell’archivio.

Gli Offidani insorsero e, dopo aver chiuso le porte, si lanciarono sui Francesi i quali, nel tentativo di trovare un varco ove fuggire, furono massacrati e gettati dalle alte rupi che circondavano Offida. La via dove i Francesi batterono in ritirata, si chiama ancora oggi vicolo della Vittoria e nella chiesa di S. Maria della Rocca (a destra dell’abside centrale) un ignoto incise sul muro con un pugnale la seguente scritta: «1557, addì 17 Maggio morì accoppati 70 dei francesi». Nel tardo medioevo e nel XVI sec. Offida fu centro di intensa vita cittadina. Ciò è testimoniato dalla istituzione del mercato cittadino nel 1576 e dagli Statuti Comunali, riformati nel 1524 sotto il pontificato di Clemente VII (1478-1534) e stampati poi nel 1589. Da tale documento si evince che la complessità sociale richiedeva, da parte dei legislatori e amministratori, la necessità di una rielaborazione degli ordinamenti per stabilire, con più precisione e puntualità, i compiti e le mansioni delle singole attività artigianali e commerciali, i diritti ed i doveri dei cittadini (vedere lo Statuto Comunale di Offida dei 1524, edito dall’Amm.ne Com.le nell’anno 1983). Durante il pontificato di Pio V (1504-1572), nel 1571, si concedeva a Ripatransone, elevata a città, la sede episcopale e si pensò di assoggettare Offida alla nuova Diocesi. Di fronte alle rimostranze degli Offidani che volevano re- stare nel Presidiato Farfense, fu sospesa momentaneamente tale decisione. Ma Gregorio XIII (1502-1585), come ci riferisce il Rosini, nel 1572, con un breve apostolico, inseriva «parte» della città di Offida nella Diocesi di Ascoli, nonostante le pressanti richieste degli Offidani tese ad ottenere l’inserimento di Offida nella Diocesi dei vescovo di Fermo. Solo nel 1575, però, il vescovo di Ascoli, Pietro Camaiani, poté porre piede in Offida per svolgere il suo ministero pastorale. Intanto il papa Sisto V (1520-1590), confermando ai comuni della Marca il privilegio di eleggere propri podestà, aggregava Offida al Presidiato di Montalto, innalzata a città nel 1586 e resa sede di Diocesi e Provincia, con un preside che aveva giurisdizione sull’estinto Presidiato Farfense. Nel 1527, come ci riferisce A. Rosini, la città di Ascoli e la Terra di Offida stipulavano una tregua politica

Il 1600

Nel 1600 predomina, incontrastato, nelle Marche il potere pontificio. Offida è ancora sotto il Presidiato di Montalto, come ci riferisce il Rosini nel suo volume «Compendioso racconto historico della terra di Offida» del 1654: «Nella quarta regione della Bella Italia, fra gli dorati Coturni del delizioso Piceno, negl’ultimi termini del florido Stato ecclesiastico, confinante all’Austro col dovizioso Regno di Napoli breve spatio di miglia, sopra elevato quasi penisola piano declinante al mezzogiorno, d’altissime rupi, scoscese balze, d’inaccessibili ripe circondato in semicircolo giro, terminato e fornito con sodissimo muro d’assai bene intesa fortezza a mano, da qualsivoglia improvviso impeto di Martiale assalto inespugnabile, e sicura, poggiar’ si vede Offida, Terra nobile della Marca Anconitana; l’una delle più antiche del Piceno, la più qualificata, più civile, e più bella dei Presidiato di Montalto; di sito ameno, di cielo salubre, d’aria temperata, di suolo fertile, d’edifici honorevoli, di chiese magnifiche, di piazze spatiose, di contrade numerose, di strade mattonate, di famiglie settecento (700), d’habitatori civili, di genij cortesi, d’animi generosi, d’ingegni elevati, di fattezze gradite, di maniere gentili … ».

L’offidano F. Fabiani (1655-?) ci ha lasciato una piantina, con la descrizione di Offida nella Marca, datata anno 1694. La suddivisione ecclesiastica dell’attuale Provincia di Ascoli è così conformata: Diocesi di Ascoli, Diocesi di Ripatransone – Montalto, Arcidiocesi di Fermo. Nel 1636, come ci riferisce ancora A. Rosini, la tregua tra la città di Ascoli e la Terra di Offida è in crisi. Infatti «al primo d’ottobre 1636 su l’imbrunire una ventina di Ascolani fracassarono quattro macine, ferirono e depredarono gli molinari offidani».

Dal 1700 al 1800

La dominazione pontificia nelle Marche continua per buona parte del 1700. Risultano sedi di governo di prima classe o prelatizie (giurisdizione di un cardinale o di un vescovo) le città di Ascoli, Ancona, Camerino, Fermo, Fabriano, Fano, Jesi, Loreto, Macerata, Montalto, S. Severino, Urbino. L’attuale Provincia di Ascoli è rappresentata dallo Stato di Ascoli, dal Presidato di Montalto e dallo Stato di Fermo. Offida è aggregata, definitivamente, alla Diocesi di Ascoli. Tale organizzazione delle Marche e della Provincia tuttavia non comporta una omogeneità amministrativa nel territorio. A tale proposito così ci riferisce D. Cecchi in «Economia e società – le Marche tra XV e XX sec. (1978): «data la tradizionale debolezza dei potere centrale dello Stato Pontificio, è impossibile tracciare una storia amministrativa della Regione senza un’accurata e particolare ricerca della posizione giuridica di ogni città e paese nei confronti della Sede Apostolica, posizione per di più variante nel decorso degli anni per modificazione successive. Si pensi – così conclude – che gli Statuti Comunali mantengono la loro validità sino al 1816 : la qual cosa vuole dire che un reato era punito in un modo in un comune ed in un modo diverso in un altro, anche se le costituzioni pontificie ed i bandi generali dei governatori prelati cercavano di realizzare una legislazione civile e penale uniforme nel maggior modo possibile».

13_-_La_Marca_di_Ancona_Di_nuova_Projezione,_1779-1785_-_Antonio_Zatta

Nei Comuni intanto, nel corso dei sec. XVII e XVIII, il Concilio Generale (ved. Statuto Comunale di Offida dei 1524) funziona sempre meno, mentre le funzioni amministrative sono esercitate sempre più dal Consiglio di Credenza (sorta di Giunta Comunale odierna) e quelle esecutive sono di pertinenza dei magistrato. Ma gli sviluppi della Rivoluzione francese sono ormai evidenti anche nelle Marche. L’8 Febbraio 1797 i Francesi entrano ad Ancona, il 12 a Macerata e il 13 a Tolentino. Il 28 Febbraio Ascoli, occupata l’anno precedente, viene dichiarata repubblicana e, conseguentemente, si decreta la fine di ogni autorità pontificia.

La città viene governata da un Consiglio Civico composto da due nobili, due uomini della curia, due mercanti e due contadini. Anche Offida è investita dal fatto. Con la legge dei 22 Marzo 1798 le Marche sono divise in tre Dipartimenti (territori amministrativi piuttosto vasti): dei fiume Metauro (nasce dall’Alpe della Luna, al confine con la Toscana, e sfocia nell’Adriatico, a Sud di Fano) con capoluogo Ancona: del fiume Musone (sorge dal gruppo dei S. Vicino ‘mt. 1485’ e sfocia nell’Adriatico, presso Porto Recanati) con capoluogo Macerata; del fiume Tronto (sorge nell’Appennino centrale, attraversa Ascoli Piceno, e da qui percorre una vallata che, per vari chilometri, segna il confine tra Marche e Abruzzo) con capoluogo Fermo. Offida, dunque, è inclusa nel Dipartimento con capoluogo Fermo.

Purtroppo, però, ben presto seguirono anche azioni di prepotenza e di sopruso da parte delle truppe francesi. G. Marucci nella sua pubblicazione «Castel di Lama» (1982) ci segnala a tale proposito: «… vi furono ruberie continue nei confronti di paesi intorno ad Ascoli quali Ancarano, Appignano, Offida e Maltignano, profanazione delle chiese, disprezzo per la fede popolare. Fu così che i giacobini (rivoluzionari francesi) costruirono la loro impopolarità e un sentimento di rivolta anche nelle classi meno agiate, che dovettero constatare come il nuovo regime di governo solo a parole prometteva riscatto ma che nei fatti opprimeva più di quello pontificio». Notizie dei resto confermate da alcune lettere inviate dallo stesso Napoleone al Direttorio (1796-1797). Eccone una: «6 Maggio 1796, Tortona (città del Piemonte). Sarebbe bene che mi inviaste tre o quattro artisti ben noti, perché scelgano quali opere d’arte convenga prelevare per inviarle a Parigi. Spero, se le cose vanno bene, di potervi mandare a Parigi una decina di milioni». Ed ancora: «15 Febbraio 1797. Loreto (cittadina delle Marche, in provincia di Ancona) conteneva un tesoro di tre milioni. Ce ne hanno lasciato per un milione. Vi invio in più la Madonna con tutte le reliquie». Questo provocò malcontento tra la popolazione e favori in seguito la formazione dei cosiddetti «insorgenti», contrari alla nuova politica francese.

Tra i più noti insorgenti viene ricordato Giuseppe Costantini detto Sciabolone, contadino, noto per un’imboscata tesa ai danni delle truppe francesi il 5 Gennaio 1799 a Ponte d’Arli (Provincia di Ascoli Piceno). La presenza di tali insorgenti è confermata anche in Offida. Infatti in una nota rinvenuta presso l’Archivio Comunale di Offida si legge: «La sig.ra Margarita Cataldi dichiara che dagli «insorgenti» venuti in questa terra nell’anno 1799, gli furono tolte un archibugio del valore di scudi 3,50 ed una coperta di lana del valore di scudi 4». Ancora, in una nota dei 13 Maggio 1801: «Emiddio dichiara con suo giuramento, e conforme gli attesta Felice D’Angelo, che all’occasione della venuta degli «insorgenti» in questa terra nei mesi di Maggio e Giugno 1799, gli fu derubato un archibugio dei valore di scudi 4,50». E il 15 Maggio 1801 così si dice di un certo Niccola Amuri: «in occasione dell’insorgenza perde oltre varie biancherie la somma di scudi 20 moneta corrente, che per forza vollero i briganti contati per mano del suo fratello Luigi, che può tutto ciò documentare».

Il 2 Aprile 1808 le Marche venivano aggregate da Napoleone al Regno ltalico e il 17 Maggio veniva decretata la soppressione dei potere temporale dei Pontefice. Le Marche, oltre a rimanere divise in tre Dipartimenti (Metauro, Musone, Tronto, come nel 1798), venivano divise in Distretti, in Cantoni, in Comuni. Ai Dipartimenti venivano preposti i prefetti, di nomina governativa, ai Distretti i vice-prefetti. Il Cantone rappresentava una ristretta circoscrizione giudiziaria ed amministrativa rappresentata da un giudice di pace, di nomina prefettizia. Il Comune veniva retto da un Consiglio Comunale che doveva riunirsi due volte al- l’anno e da una Municipalità, composta da un podestà e da un certo numero di savi nei Comuni più grandi e da un sindaco ed alcuni anziani nei Comuni più piccoli. Il Dipartimento dei Tronto veniva ad essere costituito dalla Marca di Fermo e Camerino e diviso nei Distretti di Fermo (capoluogo) Ascoli e Camerino. Offida, compresa nel secondo Distretto, risultava capoluogo del II° Cantone, comprendente Monteprandone, Appignano, Castignano, Colli e Monsampolo.

Le Marche nel 1815 (dopo il Congresso di Vienna) ritornano sotto la sovranità dei pontefice. Nel 1816 si procede alla riorganizzazione amministrativa dello Stato Pontificio che viene suddiviso in undici (11) Province e dieciasette (17) Delegazioni. Il territorio delle Marche è diviso nelle Province di Camerino, della Marca, di Urbino. La Provincia della Marca è divisa nelle Delegazioni di Macerata, Ancona, Fermo, Ascoli. Offida è compresa nella Delegazione di Ascoli. Si stabilisce che le Delegazioni vengano rette da delegati aventi potere amministrativo e penale, in questo assistiti da due assessori, aventi funzioni giudiziarie, civili e penali. Nei comuni sono resi operanti un Consiglio Comunale ed una Magistratura (un gonfaloniere e un certo numero di anziani). Nei comuni, non aventi la sede di capoluogo, è previsto un sindaco che dipende dal gonfaloniere del comune capoluogo. Offida continua ad essere comune capoluogo, con un suo gonfaloniere. Intanto, dopo la Restaurazione (1814-1815), come è noto, iniziavano ad operare in diverse parti dell’Italia i movimenti rivoluzionari tendenti al processo di unificazione dell’Italia e alla cacciata degli Austriaci dalla penisola. A tale riguardo il movimento della Carboneria fu particolarmente attivo nella cittadina di Offida.

Tra i personaggi più noti, aderenti al movimento, ricordiamo: Gaetano Allevi, prozio di G. Allevi (storico ed archeologo) Amurri, Zazzetti, Castellotti, Cocci, Ciabattoni, Rosini e Bianchini. Due sacerdoti offidani, don Giacinto Fiordi ed Amurri, furono addirittura condannati alla fucilazione proprio perché accusati di avere preso parte ad una insurrezione ad Ancona nel 1821. La condanna, per grazia di Pio VII (1742-1823), non venne eseguita ma i due rivoltosi finirono la loro vita nel carcere di Corneto (Lazio). I movimenti nelle Marche continuarono anche nel 1831 e terminarono nel 1832 con l’occupazione di Ancona da parte dei Francesi.

Offida, nel 1831, riceveva dal pontefice Gregorio XVI (1765-1846) il privilegio di ergersi a città. Per ricordare l’evento venne incastonato sulla Rocca di Offida uno stemma pontificio ed una lapide fu posta nella attuale Sala Consiliare. Nel 1848 intanto Ascoli entrava a fare parte della Repubblica Romana di Mazzini, Armellini e Saffi. Anche Offida automaticamente viene investita dei fatto. Cosi infatti recita una circolare emanata nella Provincia di Ascoli Piceno: «Cittadini! Il Comitato esecutivo della Nostra Repubblica a grande fortuna nominò a Ministro dell’interno l’illustre avvocato Aurelio Saffi, il quale assunse suo officio nel 17 volgente. Mi è veramente grato annunciarvi tanta benefica destinazione caduta su persona, che ad eminente senno e sapere accoppia amore per la Santa Causa italiana.

Aff.mo Ugo Calindri – 20 Febbraio 1849». Ma con l’entrata dei Francesi a Roma (1° Luglio 1849) è la fine della Repubblica Romana e si determina il ristabilimento dei potere pontificio. Con il motu-proprio dei 12 Settembre 1849 si stabilisce il nuovo assetto politico ed amministrativo dello Stato Pontificio. Esso è diviso in quattro Legazioni; le Legazioni in Province o Delegazioni, le Province in Governi, i Governi in Comuni. Per le Marche la Legazione comprende le seguenti province: Urbino e Pesaro, Macerata con Loreto, Ancona, Fermo, Ascoli, Camerino. Il governo di ciascuna Legazione è affidato ad un cardinale con il titolo di legato della Santa Sede. Il cardinale rappresenta il sovrano nella sua Legazione e pertanto provvede al mantenimento dell’ordine pubblico, avvalendosi della forza pubblica, trasmette ordini alle Province, esercita la sorveglianza per l’esecuzione delle leggi e controlla il comportamento dei magistrati, funzionari ed impiegati, prende in esame gli atti dei singoli Consigli Provinciali, controlla l’operato dei Consigli Comunali.

A ciascuna Provincia presiede, in dipendenza dal cardinale legato, un funzionario nominato dal pontefice per mezzo di breve, con il titolo di delegato; la Provincia prende il nome di Delegazione. Il delegato esercita nella sua Provincia l’autorità governativa ed amministrativa. Ma tutto ciò dura ben poco. Infatti lo scontro tra l’esercito piemontese e quello pontificio è ormai inevitabile. A Castelfidardo infatti il 18 Settembre 1860 l’esercito pontificio veniva sconfitto e nel Novembre dello stesso anno le Marche venivano annesse allo Stato Piemontese. Anche in questa occasione Offida, sede di un Comitato Rivoluzionario composto da Filippo Tinelli, Giacomo Michelangeli, Giuseppe Micheli, Guglielmo Allevi, fu tra le prime città marchigiane ad insorgere contro il Dominio Pontificio. Dopo la battaglia di Castelfidardo furono proprio i componenti di tale Comitato ad assumere il governo della città. Con Regio Decreto dei 22 Dicembre 1860 veniva intanto stabilita la nuova suddivisione amministrativa dei territorio delle Marche. Venivano istituite quattro Province: Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata ed Ascoli Piceno. Venivano soppresse le Delegazioni pontificie di Carnerino e Fermo. Offida è inclusa nella Provincia di Ascoli.

Le leggi comunali e provinciali dello Stato Piemontese venivano estese automaticamente al territorio italiano annesso. Pertanto l’Italia veniva ad essere divisa in Province, affidate ad alti funzionari, i prefetti. Questi, nominati dal governo, avevano il compito di tutelare l’ordine pubblico, la direzione degli organismi sanitari e provinciali e, più in generale, decidere in tutti i settori fondamentali della vita cittadina, dalla scuola ai lavori pubblici.

Ai Consigli Comunali venivano preposti sindaci di nomina governativa. E questo fino al 1889 quando il Crispi (1818-1901) stabilì che nei comuni aventi una popolazione superiore a 10.000 abitanti i sindaci dovessero essere non più di nomina governativa, ma eletti dalla Giunta Comunale. Il sindaco di Offida nominato nel 1861 fu Domenico Curti, a cui seguì nel Dicembre dello stesso anno Micheli Giuseppe. La cittadina intanto stava evidenziando il passaggio da una economia essenzialmente agricola ad una di più fiorente artigianato e ad un’economia legata ai processi di meccanizzazione ed industrializzazione. Nel 1865 sorgevano infatti nella cittadina un tabacchificio ed alcune industrie dei baco da seta, con una produzione annua di 9.000 Kg. di bozzoli. Inoltre, sorgevano stabilimenti bacologici che confezionavano oltre 4.000 once di seme. Accanto alla meccanizzazione era naturale che si sviluppassero settori produttivi come il commercio ed un più fiorente artigianato.

Lo storico A. Marchionni in “Notizie storiche e statistiche di Offida” (1889) ci informa che operavano nella cittadina «quattro negozi di tessuti in seta, lana e cotone, cinque di chincaglieria, due di vetri e cristalli, due di ferro, tre di cuoi e pellami, due di mercerie, uno di mobili di ferro, due di stoviglie ed utensili di rame, tre di stoviglie in terra cotta, otto di legumi, risi, farine, paste da minestra ed altro, uno di pasticciere, due di erbaggi e frutta; vi sono ancora cinque pizzicherie, sei macelli di carne di animali bovini e lanuti, cinque locande e trattorie, quattro caffè, trenta osterie, due spacci, due farmacie. Oltre ciò conta tredici fiere rinomatissime, e ricchi mercati, specialmente di suini, in tutti i giovedì».

I trasporti e le vie di comunicazione sono essenziali per una modernizzazione e quindi celerità di scambio dei prodotti. Ebbene, nel 1886, veniva posta in funzione, in Offida, una stazione ferroviaria che da Ascoli Piceno, percorrendo la vallata dei Tronto, andava a congiungersi con l’Adriatica Ancona-Foggia. Tra Offida e la sua stazione venivano messi in funzione servizi di vetture in coincidenza con le corse dei treni. Il movimento dei viaggiatori, nel 1888, ammontava ad una presenza di 18.500 persone.

stemma offida municipio

Nel 1874, si installava il telegrafo, inizialmente con orario ridotto; in seguito, con orario completo. Nello stesso periodo entrava in funzione l’ufficio postale, con tanto di corse in arrivo ed in partenza per mezzo di treni e vetture. Anche la sistemazione delle strade e delle piazze è indispensabile ! Rifacimenti e sistemazioni sono testimoniati da alcuni documenti: alcuni dei 1840-42 che si riferiscono alla sistemazione dei Corso Serpente Aureo in pietra silicea, e uno dei 1866 al rifacimento del- la piazza centrale con pietra e travertino. Per quest’ultimo fa fede una scrittura privata stilata tra il sindaco Micheli Giuseppe e un certo Orsini Giuseppe di Ascoli Piceno, scalpellino. E, finalmente, arriva anche l’acqua! Nel 1887 dal Monte Polesio (Ascensione) con un apposito acquedotto, l’acqua veniva convogliata fino ad Offida. 

L’opera costò L. 249.995,09. A tale riguardo nell’attuale stanza dei sindaco si conserva l’originale dei contratto per l’appalto della conduttura dell’acqua (26 Febbraio 1886). Il sindaco dei comune di Offida è Agostino Curti. Veniva poi affidato all’ing. Attilio Pignocchi l’incarico di redigere un progetto per l’illuminazione della città a luce elettrica che fu poi realizzato nel 1906. Venivano costruiti un mattatoio, un macello ed una pescheria pubblica. Anche l’istruzione doveva essere al passo con i tempi! Il Municipio infatti provvedeva all’insegnamento della ginnastica, dei canto corale e dei disegno geometrico e d’ornato. Nel 1863 sorgeva l’Asilo d’infanzia e il 31 Dicembre 1891 veniva stampato in Offida il primo numero dei «periodico Ophys». Direttore dei periodico fu Guglielmo Allevi e il gerente responsabile Tommaso Benfaremo. Anche il servizio sanitario doveva essere efficiente! Operavano due medici, un chirurgo, un veterinario ed una levatrice. La popolazione è in aumento! Nel 1865 Offida contava 4.437 abitanti, nel 1881 gli abitanti erano già 5.031, nel 1888 la cifra saliva a 5.584.

400px-Offida_-_Lapide_a_Giuseppe_Ciabattoni

Lo scoppio della grande guerra (1914-1918), purtroppo, costituisce per l’Italia e quindi anche per la cittadina di Offida un periodo di rallentamento nei processi di modernizzazione. Il contributo della cittadina offidana al processo di unificazione e liberazione dell’Italia è evidente, ed è testimoniato dall’operato di Giuseppe Ciabattoni (1888-1916), decorato con medaglia d’argento il 16 Giugno 1921 con la seguente motivazione: «caduto per la Patria sulle Alpi Trentine il 16 Giugno 1916». Nella Sala Consiliare dei Comune una lapide ricorda uno degli eventi di tale conflitto; viene riportato un bollettino di guerra dei Comando Supremo italiano, datato 4 Novembre 1918.

I governi postbellici, quello dei Nitti (1868-1953), nel 1919, e dei Giolitti (1841-1928), nel 1920, non riuscirono a sanare la complessità delle situazioni economiche, politiche e sociali presenti nel paese. Per quanto riguarda Offida si ha nel 1918 l’istituzione della Casa Bacologica e nel 1926 l’entrata in funzione, unica nella zona, una tramvia elettrica che univa il centro cittadino con la stazione ferroviaria di Castel di Lama (tale ferrovia fu poi soppressa nel 1952, con l’istituzione di un servizio automobilistico STAO). Nel 1931 veniva istituita la Scuola di avviamento e nel 1940 la Scuola Media Parificata, diventata statale nel 1959.

Con l’ottobre dei 1922, il fascismo istituisce la figura del podestà in sostituzione al sindaco. Nel 1940 l’Italia è coinvolta nel secondo conflitto mondiale. Anche in questa occasione la cittadinanza offidana evidenzia il proprio contributo. Ne è testimonianza la medaglia d’oro alla memoria assegnata al tenente medico Loris Annibaldi (1912-1940) nel 1953, morto sul fronte greco nel Novembre dei 1940.

Alberto Premici / e gentile concessione del Dott. Vitale Travaglini – ricercatore e storico offidano – © Ophis