Offida – personaggi illustri

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Pagina in fase di continuo aggiornamento per reperimento fonti e note.

MAESTRO DI OFFIDA

1. ABATI LUCANTONIO – Priore nel 1696

2. AGNELLINI ARMENIO – Avvocato-donò i suoi beni per l’istituzione di un Monastero (Benedettine)

3. ALESSANDRINI SIMPLICIO – Sindaco

4. ALLEVI ALCIDE – 1831 – 1893 – Pittore

5. ALLEVI GAETANO – Vice Console S.R.I. Patriota

6. ALLEVI GIOVANNI BATTISTA – Medico – 1870 – 1932

Tra gli illustri figli della terra di Offida è senz’altro da annoverare il prof. Giovanni Allevi. Forse meno noto rispetto all’intraprendente zio Guglielmo, ma una vera celebrità nel campo della medicina. Di lui riportiamo alcune notizie tratte dalla rivista quindicinale “Terra Picena” del 31 Luglio 1932. Veniva da famiglia di scienziati e di patrioti che subirono le persecuzioni del Governo Pontificio e combatterono per l’Unità d’Italia. Con tali nobili tradizioni, avendo militato da giovane nel partito socialista, nell’epoca romantica, quando era tutt’altro che un mezzo per far carriera ed affari, se ne distaccò al tempo della guerra e fu uno dei primi medici volontari e uno degli ultimi a far ritorno dal fronte. Ebbe anche l’incarico della propaganda fra le truppe della 2^ Armata. Nato in Offida il 25 Novembre del 1870, compì gli studi ginnasiali e liceali a Fermo e quelli universitari a Bologna dove si laureò per trasferirsi quasi subito a Milano. Nel 1909, per pubblico concorso, fu nominato consulente medico della Società Umanitaria per gli infortuni e le malattie del lavoro, posto che abbandonò sdegnosamente in periodo di disfattismo, dando prova di nobiltà d’animo e di alto sentimento patriottico. Nel 1914 conseguì la Libera Docenza per titoli in Patologia del Lavoro presso la R. Università di Napoli. Nel 1915, essendo assessore al Comune di Milano, andò con le squadre di soccorso nei territori della Marsica devastati dal terremoto. A San Benedetto dei Marsi contribuì a creare parecchie opere civili che servirono a riportare i primi bagliori di vita in quella plaga dove la morte aveva largamente mietuto. Questo gesto gli valse, da parte del Ministero degli Interni, la medaglia di benemerenza. Alla vigilia della prima guerra mondiale lavorò instancabilmente alla “Croce Verde” per preparare, con qualche altro amico, i corsi di insegnamento per infermieri e infermiere. La sua opera fu apprezzata al punto che la umanitaria istituzione volle conferirgli una medaglia d’oro di benemerenza. Più tardi fece parte del Comitato Centrale di Assistenza per la Guerra e del Comitato Igienico-sanitario per la propaganda fra i soldati e le loro famiglie. In guerra fu negli ospedali da campo e con le truppe combattenti. Dopo Caporetto, il generale Giuseppe Pennella, allora comandante della 2^ Armata, più di una volta riconobbe all’Allevi “il merito di aver portato un validissimo contributo nel preparare l’animo della truppa alla vittoria che culminò nelle epiche giornate del Montello e alle quali egli prese viva parte”. Avvenuto l’armistizio, ebbe dal Comando Supremo degli incarichi di fiducia. Prima fu mandato al campo di concentramento degli ex prigionieri italiani di Rivegno provenienti dall’Austria e dalla Germania, poi col 25° Corpo d’Armata che fronteggiava nella Venezia Giulia l’esercito jugoslavo. Oltre alle decorazioni di tutti i combattenti, gli furono conferite la medaglia commemorativa della guerra con quattro fascette, la medaglia di benemerenza dei Volontari di guerra e due croci al merito di guerra, una delle quali, con magnifica motivazione, per la ritirata di Caporetto. Giovanni Allevi spiegò ininterrottamente una grande attività nel giornalismo scientifico e nella stampa politica, trattando questioni soprattutto di Medicina Sociale. I più accreditati quotidiani di Milano e di Roma accolsero per anni i suoi articoli, nei quali egli sostenne la necessità di un maggiore sviluppo delle Assicurazioni Sociali e della difesa della donna operaia nel campo del lavoro. Propugnò, in mezzo a tutti, l’educazione sportiva, specialmente tra gli operai. In Italia fu tra i primi a far conoscere l’importanza dell’Igiene e della Patologia del Lavoro. La sua tesi di laurea ebbe per titolo “Il saturnismo cronico”, tema suggeritogli da numerosi casi di avvelenamento da piombo, osservati in una fabbrica marchigiana di stoviglie. Fu pure tra i primi a bandire la crociata contro l’alcolismo, ma, avendo sostenuto il principio della moderazione, fu preso di mira da vivacissimi attacchi polemici da parte dei proibizionisti. Nelle sue numerose pubblicazioni rifulge la profonda cultura con la vastissima sua pratica nell’esteso campo della patologia del lavoro, della infortunistica, della sociologia. Le sue memorie e pubblicazioni su svariati argomenti sono numerosissime. Tra i suoi volumi, da ricordare soprattutto: L’Alcoolismo, Le Malattie dei Lavoratori e l’Igiene Industriale, La Medicina Sociale, Sport e Igiene, L’Assicurazione Infortuni e la valutazione dei danni, Gli Stupefacenti e la Medicina Sociale. Collaborò, inoltre, in due importanti riviste edite dal Bureau International du Travail, “La tubercolosi dal lato clinico e sociale” e “L’Ygiene du travail”. Fu di indole mite e modesta – dice di lui la cronaca di allora – di carattere retto e integerrimo, di cuore nobile e generoso, di intelligenza acuta e sagace. Fu di una operosità indefessa e considerò sempre il lavoro come un apostolato da esercitarsi per il bene della patria e a vantaggio delle masse lavoratrici. Tutta la sua vasta produzione scientifica, tutti i suoi molteplici scritti di “Volgarizzazione” furono volti sempre a questo scopo elevato e altruista. “L’animo suo, schivo delle vane pompe e degli affari lucrosi, raccoglieva le più elette doti della Stirpe Picena”. Immenso fu il cordoglio il giorno della notizia della sua morte avvenuta a Milano il 6 Giugno 1932. I solenni funerali si svolsero l’8 Giugno 1932 alle ore 10. Per la circostanza, il Grand’Ufficiale prof. Luigi Devoto ricordò il suo “alto sentimento patrio, la valorosa condotta al fronte, le benemerenze nel campo scientifico, l’amore per gli umili”.

7. ALLEVI GUGLIELMO – 1834 – 1896 – Archeologo, poeta letterato

nato in Offida il 20 aprile 1834 ed ivi deceduto il 30 novembre, è una figura nota più per le sue ricerche archeologiche che per l’attività poetica. Uomo di grande cultura non conseguì mai una laurea fermandosi al 3° anno di corso alla facoltà di giurisprudenza all’università di Bologna. Nel necrologio Antonio Marchionni così si espresse: il poeta gentile, che con i suoi versi smaglianti di luce, olezzanti di fiori, seppe toccare le corde del cuore. Fin da giovane dimostrò di avere ricchezza di fantasia, di sentimenti e d’immaginazione, accompagnati da un’attenta ammirazione ed attrazione per il bello ed il sublime. La tendenza ad esprimere in contenuti spirituali intelligibili i suoi stati d’animo, si manifestò quindi molto presto. Una raccolta delle sue poesie Allevi la pubblicò,sotto il titolo LA GIRONDA del MONTANINO, a Lodi nel 1872, quando era collaboratore del giornale locale la PLEBE. Gironda era un antico strumento musicale costituito da un telaio in cui erano tese le corde che venivano poi messe in vibrazione da una ruota impeciata, da girare a mano (perciò gironda). “Montanino” è un aggettivo riferibile ad una persona amante la montagna, come era il poeta. In tal modo volle forse significare che i suoi componimenti poetici erano semplici e schietti come le note di questo strumento musicale. Altre edizioni uscirono successivamente a Milano, col titolo significativo di ANNI PRIMIERI. Intese così sottolineare che la passione della sua gioventù era stata la poesia. L’ultima edizione risalì all’anno 1883. In Offida il volume era in vendita nel negozio di Sergiacomi Salvatore al prezzo di centesimi 2. La raccolta comprendeva poesie originali di Allevi e libere traduzioni di composizioni dei poeti tedeschi: Herwegh, Holty, Schwab, Bauernfeld, Jacoby; francesi: Victor Hugo-Soumet, Sofia Chebuliez, Vermersch; inglesi: Shelley, Swinburne, Chaucer;latini:Flaminio;spagnoli: Caballero, Boscan. Le imitazioni di poeti stranieri non devono far pensare che Allevi possedesse una scarsa vena poetica. Anzi era dotato di un’ispirazione creativa ed immediatezza di sentimento e di pensiero che lo portavano ad esprimersi, in versi pregevoli ed appassionati, su temi vari o pertinenti. Cantò la primavera ed i fiori, le donne, il tempo, i sentimenti e la famiglia. La bellezza della natura e la suggestione dei luoghi, meta delle sue peregrinazioni, trovarono una bella espressione poetica nelle odi Le cascate del Reno, La valle del Nekar, Il lago di Zurigo, Il lago di Ginevra. Si percepisce,nella poesia di Allevi una predisposizione dell’animo al rispetto per la natura, l’ambiente e gli esseri viventi. La sua vena poetica produsse odi ispirate a sentimenti patriottici quali 2 Giugno e Ricordo della Lepanto. Gli schemi ritmici ed i contenuti artistici,espressi nelle creazioni poetiche, meritano un’attenzione particolare. Il nostro concittadino possedeva anche il pregio di conoscere alla perfezione la metrica antica latina e greca ed il ritmo sillabico delle lingue moderne: questa sua cultura lo portava ad esprimersi con un verso facile, scorrevole e talvolta troppo armonioso. Faceva sempre uso della rima, alternata o baciata (due versi consecutivi identici). Più rare sono le rime incrociate od incatenate. I versi sono raggruppati in terzine, quartine, sestine o sonetti (due quartine e due terzine). Non mancano componimenti liberi, odi od inni. La profonda conoscenza della produzione poetica europea ed il lungo peregrinare in Germania non influirono in alcun modo sull’opera poetica di Allevi che si avvicinò ai poeti italiani del 1800,specie al Leopardi. Del poeta di Recanati non ebbe però la profondità di pensiero ed il lamento disperato anche se un senso di malinconia, che talvolta si confondeva con una pace virgiliana, scorreva spesso nei suoi versi. Del Leopardi assimilò piuttosto l’esattezza di pensiero e l’efficacia di riproduzione, che appaiono le sue doti migliori. L’attitudine e l’educazione della sua mente all’osservazione pronta ed accorta era straordinaria. Pur vivendo in una località lontana dai grossi centri, estraneo a tutti quei cenacoli culturali che pullulavano in Italia nel secolo passato,Allevi riuscì ad acquisire un posto ragguardevole nel quadro della letteratura italiana. Fu conosciuto ed apprezzato, oltre che in sede locale,in campo nazionale, ove riuscì a mantenere relazioni importanti ed improntate a cordialità ed amore per l’arte e la cultura

8. AMURRI – Patriota

9. ANDREA da OFFIDA (messer) – Podestà di Macerata

10. ANGELINI MICHELE 1868 – 1931 – Studioso di Storia e Tradizioni Popolari

11. ANNIBALDI LORIS – 1912 – 1940 – Ufficiale Medico

annibaldiNacque in Offida l’11 Marzo 1912. Di indole vivace e generosa, frequentò le scuole medie di Osimo e di Macerata. Nel Luglio del 1931 ottenne, in Ascoli Piceno, la Maturità Classica. Sull’esempio del padre, il compianto dott. Giovanni Annibaldi, scelse la professione del medico e si iscrisse alla facoltà di medicina a Torino, laureandosi brillantemente nel Luglio 1937. Fu allievo della Scuola della Sanità Militare di Firenze e poi sottotenente medico presso il 1° Reggimento Artiglieria di Pesaro. Nel 1939 gli fu dato l’incarico provvisorio di medico condotto nel Comune di Montegallo. Allo scoppio della seconda guerra mondiale fu chiamato a compiere la sua opera in un battaglione di bersaglieri e inviato, quale sottotenente medico, sul fronte greco e qui, a Erseki, a quota 1464, moriva tra il 12 e il 21 Novembre del 1940 (incerto il giorno preciso). Il corpo non è stato mai identificato. Il giornale “Eja!”, sul numero 5 del 1° Dicembre 1941, così si esprimeva: “Eroe della terra picena! Il sottotenente medico Loris Annibaldi da Offida aveva partecipato con i suoi bersaglieri del 4° alla battaglia del fronte occidentale; fin da allora aveva richiamato su sé l’attenzione dei superiori per la sua valentia professionale e per la sua tempra adamantina. Stimato dal comandante, pregiato dai suoi camerati ufficiali, era quasi adorato dai suoi bersaglieri ai quali soleva dare tutto il suo amore e tutta la sua scienza. Sbarcato in Albania e destinato al fronte greco entrava con il suo battaglione subito in linea, facendosi notare per la mirabile calma di fronte al pericolo. Dal 12 al 21 Novembre 1940, in nove giorni di continui, aspri e duri combattimenti fu magnifico per sprezzo del pericolo, per tenacia, per fede destando ammirazione in chi gli stava vicino”. Il 20 Dicembre 1953, su incarico del Ministero della Difesa, il colonnello dei bersaglieri Emilio Di Pietrantonj, in piazza del Popolo di Offida, gli conferì la medaglia d’oro alla memoria, appuntandola sul petto del padre Giovanni mentre il reparto degli Allievi Ufficiali di Ascoli Piceno presentava le armi. La motivazione: “Ufficiale medico di battaglione, si offriva di far parte di un reparto incaricato di attuare un colpo di mano nelle linee nemiche. In nove successivi giorni di continui aspri combattimenti, si prodigava in maniera ammirevole nella sua missione, distinguendosi per coraggio e altruismo. Ferito ad una gamba rifiutava di essere sgombrato e ordinava ai portaferiti di portargli vicino i colpiti per prestar loro le prime cure. Rimasto sul terreno della lotta, dopo che i superstiti del battaglione, rotto il cerchio nemico che li rinserrava si erano aperti un varco, al nemico sopraggiunto che gli intimava la resa, rispondeva con le ultime bombe a mano, provocandone la reazione che lo colpiva mortalmente. Immolava così la sua fiorente giovinezza per aver voluto generosamente oltrepassare i limiti dei più alti doveri di soldato e di medico”. Il comitato cittadino per le onoranze alla medaglia d’oro “Loris Annibaldi” era composto da: Italo D’Angelo, Stanislao Castelli, Dora Castellucci, Libero De Santis, Don Amedeo Di Matteo, Francesco Farano, Angelo Luzi, Danilo Maggiolini, Giacomo Michelangeli, Giulio Nardinocchi, Renato Santeusanio. L’allora sindaco di Offida, Italo D’Angelo, ebbe a dire: “…La nostra città è orgogliosa di aver dato i natali a tale giovane che al dovere offrì l’estremo sacrificio della sua vita e noi oggi rendiamo omaggio a tanto eroico valore. Null’altro possiamo aggiungere al tributo di onori che una invocazione suprema. Da tanta illuminata memoria traggano i dovuti insegnamenti noi e le generazioni future, e primi fra tutti, accanto al rispetto per il valore e il sacrificio, l’amore per la propria terra, per la pace fra gli uomini”. Per l’occasione, intervennero l’On. Tambroni in rappresentanza del Governo, il Prefetto di Ascoli Piceno dott. Cappellini, il gen. Medico dott. Piccioli, le medaglie d’oro prof. Fantini e col. Carolei, oltre a numerose autorità politiche, civili, militari e religiose. Oggi, nella terra dove Loris Annibaldi nacque, tre lapidi ricordano il suo nome: sulla facciata della casa paterna in via S. Francesco, all’ingresso dell’ex ospedale, e sul monumento ai caduti in piazza della Libertà. Intitolati a lui sono anche l’ospedale militare di Milano e l’infermeria della caserma “Del Monte” di Pesaro. Nel 50° anniversario della sua morte, l’Amministrazione Comunale di Offida ha voluto ricordare la figura dell’eroe. Il 15 Dicembre 1990 si è tenuta una solenne cerimonia commemorativa con l’intervento di numerose autorità, della fanfara dei bersaglieri e di un reparto di Allievi Ufficiali di Ascoli Piceno. “Oggi celebriamo il 50° anniversario della morte di un illustre figlio della nostra terra, Loris Annibaldi – ebbe a dire il maestro Libero De Santis nella sua allocuzione-  Si, siano benedette queste cerimonie, esse servono a rinfrancarci e rimanere saldi contro il bestiale materialismo che tenta di distruggere la parte più nobile dell’uomo: lo spirito, i suoi principi morali e gli ideali più alti con freddo cinismo, irridendo tutto ciò che è bello, buono e santo. Se nella vita e nel quotidiano lavoro ci ispireremo al sentimento di bontà e di altruismo, e saremo consapevoli del dovere da compiere, sicuramente la società ne sentirà benefici effetti”.

12. ANSELMI GIUSEPPE – Sindaco

13. ANSELMI UGO – Fotografo

14. ARDUINI CARLO – Storico

15. ATTONE – Priore del Monastero di S. Angelo in Filetta nel 1039

16. BARONCELLI BALDASSARRE – Guerriero – fu Senatore di Roma – 1380 – 1437

Disse di lui il Ghirardacci: “Huomo crudelissimo et assai favorito dal papa..Era huomo maligno et superbo et ambitioso, teneva le stanze tutte di finissimi panni di razza (arazzi) adobbati et il pavimento tutto coperto di panni et quando dava udienza voleva che gl’huomini gli parlassero ginocchioni sin tanto che egli gli accennava si levassero in piedi; quando nel pubblico cavalcava, facevasi menar dietro un cavallo carico di funi per ispaventare il popolo et quando parlava sempre minacciava di morte crudelissima, talmente che tutti del fatto suo si tremavano.” 

Azioni intraprese ed altri fatti salienti (dal 1496 al 1535):

Ha le sue prime esperienze militari nelle guerre contro Ascoli Piceno

Milita agli stipendi del re di Napoli Ladislao d’Angiò.

1423 – Diviene luogotenente nella compagnia di Ardizzone da Carrara. Sorveglia i castelli di Conte da Carrara siti nel teramano.

1423 – Luogotenente di Obizzo da Carrara a Controguerra ed a Torre al Tronto. Concede in affitto ad alcuni abitanti di Castagneto un mulino in contrada Lalenata, presso Vezzola.

1428 – Ricopre l’incarico di capitano della montagna bolognese.

1433 – Ottiene dal papa Eugenio IV l’incarico di capitano della guardia inferiore e di vicecastellano di Castel Sant’ Angelo a Roma. Reprime un tumulto dei romani.

1434 – Ha ora il comando del presidio di Castel Sant’ Angelo. I romani si ribellano al pontefice: Baldassarre da Offida finge di accordarsi con i rivoltosi;  al termine dei colloqui  cattura 11 cittadini, fra i quali vi è anche il condottiero Giacomo da Roma.

1434 – E’ assediato in Castel Sant’Angelo. Entra nel borgo di San Pietro Orso Orsini con molti cavalli e fanti; dopo alcuni giorni è superata la resistenza di Porta Settimiana. Baldassarre da Offida può così uscire dalla fortezza ed impadronirsi con un colpo di mano del Campidoglio.

1435 – (gennaio) Viene nominato senatore di Roma; mantiene questa carica fino alla fine di novembre.

1435 – A seguito della pace con i viscontei è inviato a Bologna con il nuovo governatore della città, il vescovo di Concordia Daniele da Treviso. E’ nominato podestà di Bologna;  200 fanti fanno parte della sua guardia personale.

1435 – Requisisce le armi tenute nella casa di Giacomo dalle Correggie e di altri partigiani dei Canedoli e le fa portare nel suo palazzo; fa decapitare Antongaleazzo Bentivoglio ed impiccare Tommaso Zambeccari nella sala del re Enzo.

1436 – Condanna a morte il cancelliere di Antongaleazzo Bentivoglio, Cola d’Ascoli, con l’accusa di avere cercato di consegnare Bologna ai viscontei: per dimostrare ai bolognesi di essersi comportato correttamente nei confronti del Bentivoglio e dello Zambeccari,  fa avere a Cola d’Ascoli la grazia dal pontefice.

1436 – Affianca Francesco Sforza all’assedio di Forlì. Diffida dell’operato del condottiero.

1436 – Assale Lugo alla testa di milizie che gli sono fornite in gran parte dallo stesso Francesco Sforza.

1436 – Francesco Sforza gli richiede la disponibilità delle truppe fornitegli per l’azione contro Lugo: Baldassarre da Offida trama contro il condottiero ed incita Niccolò Piccinino ad assalirlo.

1436 – Con Pietro Giampaolo Orsini cerca di fare uccidere a tradimento a Ponte Poledrano (Bentivoglio) Francesco Sforza; vi colloca in agguato alcuni arcieri. Lo Sforza, avvertito la sera precedente dell’insidia dal cardinale di Capua, non si fa vedere all’ appuntamento. Baldassarre da Offida lascia allora Bologna, si porta a Budrio e vi raccoglie numerosi contadini per prendere alla sprovvista il capitano rivale. Sosta alla Riccardina; è vinto dagli avversari capitanati dal Sarpellione. Fugge a Budrio;  viene assediato nel castello: gli abitanti si ribellano, è catturato mentre tenta di nascondersi travestito da donna. Cosparso di farina, è condotto a Cotignola dove confessa le insidie portate a Francesco Sforza. Il condottiero lo fa condurre a Fermo. E’ incarcerato nella rocca del Girifalco ed è preso in custodia da un ex servitore di Antongaleazzo Bentivoglio.

1437 – Muore colpito da una tegola fattagli cadere sulla testa; per altri è impiccato; per altre fonti ancora, viene avvolto nudo in una pelle di bue e sotterrato con tutto il corpo tranne la testa.

17. BARONCELLI CARLO – Guerriero – (Carlo dei Peruzzi, Carlo di Aufidia) Di Offida. Signore di Offida  + 1535 ca.

Il Colucci così lo descrive: “Famoso guerriero e gran capitano. Se in lui si può notare alcun vizio è l’essere stato troppo ardito ne’ militari congressi, troppo fiero nelle fazioni, troppo precipitoso nel maneggio delle armi, troppo colerico ed iracondo.” 

1500_1_340Azioni intraprese ed altri fatti salienti (dal 1496 al 1535):

1496 – Favorisce i fuoriusciti di Ripatransone; con l’aiuto degli abitanti di Fermo e quelli di Ascoli Piceno può entrare in tale località riportando la perdita di una decina di uomini.

1496- Si insignorisce di Offida.

1497 – Perde la signoria di Offida ad opera di Astolfo Guiderocchi. Ripara a Ripatransone.

1497 – Si allea con i fermani e devasta l’ascolano con i fuoriusciti. Con Andrea Doria cattura a Porto d’Ascoli Gian Francesco Guiderocchi.

1497 – Viene respinto da Offida. Sono uccisi per rappresaglia il fratello Ercole e lo zio Roberto con altri partigiani dei Baroncelli. Si stabilisce a Fermo.

1498 – Attraversa il Tesino ed avanza nell’ ascolano. Depreda le campagne di Ripatransone, si accampa al Poggio di Bretta e minaccia Ascoli Piceno. Viene respinto da Offida.

1500 – Uccide con alcuni suoi partigiani il castellano di Offida, uno spagnolo, e si impadronisce temporaneamente della rocca: si vendica in tal modo della morte dei congiunti voluta dallo stesso castellano. Gli viene contro il cardinale legato Giovanni Balve: si discolpa e passa agli stipendi dei pontifici.

1502 – Si allea con Oliverotto da Fermo per contrastare i fuoriusciti di Fermo.

1502 – Si trova alla conquista di Camerino; dà alle fiamme il castello di Petritoli.

1503 – Ritorna ad Offida alla morte del papa Alessandro VI.

1509 – Si riconcilia con il papa Giulio II.

1510 – Accoglie in Offida i fuoriusciti ascolani con Ciotto Migliano.

1511 – Milita agli stipendi dei fiorentini. Presenzia alla rassegna della sua compagnia.

1512 – A Castel San Giovanni per la rassegna della sua compagnia di cavalli effettuata dal commissario Pietro Nerli.

1512 – E’ segnalato alla guardia della Valdarno Superiore, della Val di Chiana e del Casentino. La sua sede è a Civitella in Val di Chiana dove alloggia con 10 balestrieri a cavallo.

1513 – Combatte i suoi rivali politici, i Parisani, i Malaspina e gli Odoardi che hanno alfine la meglio. Trova rifugio a Fermo.

1520 – Allorché Fermo si solleva a Ludovico Euffreducci, su richiesta del commissario pontificio Niccolò Bonafede soccorre gli insorti e scaccia l’ avversario dalla città. Con Brancadoro da Fermo ottiene dai pontifici il comando delle milizie: si porta a Grottazzolina con 100 fanti e partecipa alla battaglia di Falerone. Nello scontro ha il comando del centro dello schieramento; fa allargare le sue linee e sparare diversi colpi di spingarda contro i fanti avversari che, spaventati, abbandonano il combattimento. Con la vittoria ha l’incarico di inseguire i fuggitivi.

1527 – Dopo il sacco di Roma occupa Offida e Castignano per conto dei fermani. E’ assediato in Castignano per cinquantasette giorni. Con la resa della città, riesce a darsi alla fuga.

1533 – (giugno) E’ organizzata in Offida la riconciliazione fra le fazioni. Nasce una nuova disputa con i Boldrini, molti membri di tale famiglia sono uccisi. Carlo da Offida ripara a Comunanza dove  sfugge ad un agguato dei rivali.

1533 – Segue un trattato di pace tra Ascoli Piceno ed Offida: gli sarà permesso di rientrare nella città solo più tardi.

1535 – Muore a Molfetta.

18. BARONCELLI FRANCESCO ? – 1548 – Minore Osservante

19. BARONCELLI GIOVANNI – Avvocato Concistoriale al tempo di Callisto III

20. BARTOLOMEO da OFFIDA – beato Minore

21. BENEDETTI GIAMBATTISTA ? – 1591 – Vescovo di Penne e Atri

22. BERARDI GIAMBATTISTA ? – 1629 – Agostiniano

23. BERARDO III ? – 1119 – Priore del Monastero di Santa Maria poi Abate di Farfa

24. BERGALUCCI don GIOVANNI – Sacerdote – 1791 – 1869

Col 25 ottobre p.v. (1937 n.d.r.) verrà aperto l’Istituto “OPERA PIA DON GIOVANNI BERGALUCCI che dovrà ospitare le ragazze di Offida e di altri paesi ed impartire loro una sana educazione fisica e spirituale. La volontà benefica del Benefattore don GIOVANNI Can. BERGALUCCI espressa col suo testamento il 13 settembre 1862, con cui donava il suo vistoso patrimonio per dar vita all’Opera Filantropica, è così realizzata! Scopo specifico dell’Istituto OPERA BERGALUCCI è quello di educare le giovinette che vi saranno accolte, al sentimento dell’amore della Patria e della Famiglia, al culto della Religione Cattolica, all’interesse del lavoro, dello studio e del sapere, al sentimento della dignità personale della sincerità, della franchezza e dell’usanza di tutte le regole della buona Società. L’opera BERGALUCCI ha sede nel nuovo palazzo proprio, posto nella parte più alta (m. 300) e più ridente del paese, lungi dalla vita intensa della popolazione, nella serena pace delle verdeggianti colline che degradano fino all’Adriatico che placido ed attraente ondeggia in piena vista a pochi chilometri in linea diretta. Firmato: Il Segretario DOMENICO Geom. Rag. CIABATTONI Il Presidente Don ABELE Canonico PAOLETTI Così un pieghevole annunciava l’avvenimento e il 4 novembre successivo, l’Opera pia don Giovanni Bergalucci iniziava la sua attività. Ma quante difficoltà, quante lotte, quanto impegno profuso. Don Giovanni nasce in Offida il 7.10.1791 da Nicola Bergalucci e da Maria Giulietti. Una famiglia agiata composta oltre che dai genitori, da tre figli: Anna Teresa, Giovanni e Rosa che andrà sposa a Raffaele Buscalferri. Giovanni, seguendo la sua vocazione, entra nel seminario di Ascoli P., vi compie l’intero corso di studi, diventa sacerdote. Nel 1819 viene aggregato al Capitolo della Collegiata, e dopo la morte di suo zio, canonico Giuseppe, nel 1824 ne prende il posto e viene nominato canonico. E’ un personaggio importante, stimato nella vita cittadina, sia come rettore parroco di san Venanzio, sia come amministratore e anche come consulente facente parte nei concorsi delle condotte mediche. Morirà il 27 settembre 1869. Il 13 settembre del 1862, con testamento redatto dal notaio Carlo SerGiacomi disponeva che dopo la morte della diletta nipote Rosa Buscalferri, nominata usufruttuaria, “con il fruttato dei beni della sua eredità, si istituisse un ricovero per i vecchi di ambo i sessi, nella casa dove abita il testatore. Altro simile ricovero si aprirà per gli orfani di ambo i sessi”. Una volontà altamente umanitaria, sociale e cristiana, perché ne dava la motivazione: “perché i vecchi siano lontani dall’ozio, dall’accattonaggio, esercitandosi in piccoli lavori, attendendo alla salvezza della propria anima” e gli orfani: “perché possano fuggire i pericoli della gioventù, avere una buona educazione ed imparare quelle arti che gli dovranno dar vitto per tutta la vita”. Ma la realizzazione della sua volontà non si presentava facile: difficoltà di ordine economico e… politico. In Offida, nel 1861 era stata istituita la Congregazione di Carità come ente morale, in forza del cosiddetto decreto Valerio, Commissario per le Marche, dopo l’unità d’Italia. Questa Congregazione di Carità sorgeva per assorbire tutte le Opere Pie che nel corso dei secoli, benemeriti cittadini offìdani avevano fondato: l’ospedale della SS. Trinità, istituito da una confraternita detta dei Disciplinati, intorno al secolo decimoterzo; l’ospedale di sant’Antonio abate, fondato nel 1450 con porzione dei beni di Giovan Pietro Vagnarello; il Monte frumentario, sorto nel 1532 per opera del cittadino Rocco Abate; l’Opera pia Broglia, eretta nel 1641 per sussidi ai carcerati, più tardi convertita per somministrazione di pagliericci da letto a famiglie povere; l’Opera pia Canti, fondata nel 1647 da Aristide Mariani per la dispensa del pane ai poveri nel primo giorno di ciascun anno; l’Opera pia Mancini, che fin dal 1695 provvedeva alla dotazione di fanciulle povere ed oneste; l’Opera pia Fazi, istituita per elemosine dal 1784; l’Opera pia Maria Carlini Sieber, eretta dal 1821 a beneficio di scuole femminili, ed infine l’opera pia Valorani, destinata per il mantenimento di una cattedra di filosofia e per elargizioni da darsi a venticinque famiglie povere con prelazione a quelle portanti il suo cognome. Don Giovanni, nel suo testamento, quasi prevedendo le difficoltà nella realizzazione delle sue volontà, dettava chiare regole per il futuro. Chiamava come amministratori dei suoi beni i parroci pro tempore di S. Maria della Rocca, di S. Nicolò, dei santi Filippo e Basso e il Sindaco pro-tempore di Offìda che dovevano svolgere la loro funzione gratis per non gravare economicamente sull’ente. Prevedendo con chiaroveggenza che altre persone o enti volessero assorbire o subentrare all’amministrazione, ordina agli amministratori nominati “di opporsi con ogni mezzo, anche giudiziario e addirittura di chiudere l’istituto, se vi avrà bisogno”. Alla morte della nipote usufruttuaria Rosa Buscalferri, gli amministratori Canonico Capitani, Canonico Grilli e il parroco Amadio presero possesso dell’eredità, compilarono lo statuto della erigenda Istituzione, facendo domanda per il riconoscimento civile dell’Ente. Nel frattempo, la locale Congregazione di carità brigava con subdoli e pretestuosi argomenti per incamerare i beni della nascente opera pia. Vani tentativi perché il 18 dicembre 1813, con proprio decreto Vittorio Emanuele III, per grazio di Dio e volontà della nazione, Re d’Italia, la riconosceva come Ente morale e ne approvava lo statuto che era composto da 10 capitoli e da 38 articoli. Nasceva così l’OPERA PIA BERGALUCCI. Iniziava, con alterne vicende ma con il continuo impegno dei vari amministratori succedutisi negli anni, la realizzazione della volontà del testatore. Ma solo nel 1937 diventerà operativo l’istituto che nel frattempo era stato realizzato, anche qui, con strane difficoltà, su progetto dell’Ing. Dr. Mario Berucci di Roma.

25. BERNARDI GIAMBATTISTA – Pittore

26. BERNARDI GIUSEPPE – Pittore

27. BERNARDI SALVATORE – Pittore

28. BERNARDI SALVATORE – 1608 – 1644 – Minore Osservante Sacerdote Missionario e Martire

29. BERNARDO beato (PERONI DOMENICO pagina Ophis) – 1604 – 1694 – Cappuccino

30. BERNARDO da OFFIDA ? – 1558 – Beato Confessore

31. BIANCHINI – Patriota

32. BIONDI FRANCESCO ? – 1579 – Minore Osservante

33. BOLDRINI GRIFONE – Uditore Pontificio in Cesena al tempo di Gregorio XIII

34. BORZACHINI FILIPPO

35. BRANCONDI SILVESTRO ? – 1603 – Vescovo di Monte Murano

36. CARLINI GIUSEPPE – Pittore

37. CARLINI-SIEBER MARIA – Istituì una scuola per le fanciulle alla quale legò il suo patrimonio

38. CASTELLANO DOMENICO – Ultimo Priore del Monastero di Santa Maria della Rocca

39. CASTELLANO FILIPPO – Priore del Monastero di Santa Maria della Rocca

40. CASTELLOTTI GAETANO

41. CASTELLOTTI GIAMBATTISTA

42. CATALDI GIACINTO – Priore nel 1696

43. CECCHI GIOVANNI – Vescovo di Nicopoli al tempo di Bonifacio IX

44. CENTRONI BALDASSARRE – Musicista di origine napoletana – (doc)

Proprio al termine di piazza del Popolo, per che volge le spalle al palazzo municipale, si apre, sulla destra, una modesta ma caratteristica piazzetta; è largo Centroni. Un nome che forse dice poco a qualcuno, ma che ricorda, invece, uno dei più illustri figli di Offida. E proprio in questi giorni ricorre la data della sua nascita. Non sappiamo di preciso il giorno, ma conosciamo l’anno di nascita, il 1784; il mese, forse, Luglio. Rocco il nome del padre, Emilia Santagata la madre. Esattamente 218 anni fa, dunque, nasceva colui che sarebbe diventato uno dei più celebri suonatori di oboe e di corno inglese d’Europa. Poco sappiamo dei suoi primi anni di vita. Lo storico offidano Antonio Marchionni lo fa nativo di Napoli, ma da recenti studi (Alfredo Bernardini in “Il flauto dolce”, aprile 1988) sembra proprio che la sua città natale sia stata Offida – dice Bernardini nella sua pubblicazione – intorno al 1784 e morì a Bologna il 13 dicembre 1860… Pressoché nulla si sa della sua formazione, ma il fatto che lo stesso si definisse napoletano, lascia pensare che abbia compiuto i suoi studi in uno dei Conservatori di Napoli, distinguendosi come il miglior allievo. Terminati gli studi, ritornò in Offida per un breve periodo. Nel 1811 si trasferì a Bologna dove fu nominato accademico filarmonico e primo oboe del teatro comunale e di altri teatri come quello del Corso, della Cappella di San Petronio e professore di oboe e corno inglese al liceo musicale. Per il suo talento, divenne figura carismatica tra gli oboisti di tutta Europa. Per restare fedele ai suoi impegni bolognesi, Centroni rifiutò, nel 1813, l’offerta di assunzione al Regio Teatro alla Scala di Milano, e così fece per tanti altri incarichi. Risale al 1824 la sua profonda amicizia con Gioacchino Rossigni. L’amicizia tra i due è ampiamente documentata dalle lettere di quest’ultimo al comune amico Giovanni Vitali, violoncellista di Ascoli Piceno. Rossigni cita regolarmente il “carissimo amico” Centroni e anche se non ci da spunti per la sua biografia, a eccezione della comune golosità per le olive e i tartufi inviati da Vitali, risulta trasparente che i due si frequentassero molto, sicuramente durante il soggiorno bolognese dell’operista tra il 1835 e il 1848. Centroni, inoltre, fu valente oboista a Londra e in altre capitali europee. Di lui si conoscono due ritratti. Uno presso il civico museo bibliografico musicale di Bologna, l’altro, sempre a Bologna, della litografia Zannoli. Uno dei più grandi meriti di Centroni è quello di essersi dedicato con impegno all’insegnamento, istruendo oboisti che ebbero poi una fama non minore di quella del loro maestro. Morì all’età di 76 anni, in via Pelacani, parrocchia di San Sigismondo a Bologna, il 13 dicembre 1860. Lasciò il suo corno inglese all’amico Nicola Tozzi di Ripatransone.

45. CIABATTONI – Patriota

46. CIABATTONI GIUSEPPE

full

47. CIPOLLETTI don CARLO – Priore

48. CIPOLLETTI LUIGI 1774 – 1842 – Legista

49. CIPOLLETTI PAOLO – Cappuccino

50. CIPOLLETTI TOMMASO GIACINTO – Generale dei Domenicani

51. COCCI – Patriota

52. COCCI ALESSANDRO ? – 1700 – Medico

53. CORRADO da OFFIDA – 1237 -1306 – beato – Minore Conventuale

54. CURTI AGOSTINO – Primo Sindaco di Offida dopo il 1860

55. CURTI DOMENICO

56. DE CASTELLOTTI – Patriota

57. DE CASTELLOTTI NICOLA – sindaco

58. DE SANTIS SEBASTIANO – sindaco

59. DESIDERI don VINCENZO ? – 1894

60. DESIDERI GIUSEPPE 1810 – 1865

61. FABIANI FERDINANDO 1655 – 173. – Artista

62. FAZI dott. LEONE – Sindaco

63. FIORDI don GIACINTO – Cappuccino Patriota

64. FORLINI BENIAMINO 1843 – 1889

65. FRANCESCO – Priore del Monastero di Santa Maria nel 1330

66. GIOVANNI da OFFIDA – Minore Francescano Vescovo di Napoli

67. GRIFONELLI CORNELIO – Arciprete di Caldarola

68. GRIFONELLI GIANFRANCO – Legista

69. GUARNIERI EDOARDO – sindaco

70. GUARNIERI GIUSEPPE – 1856 – 1918 – Professore Medico

71. GUARNIERI LUIGI – Sindaco

72. GUGLIELMO d’OFFIDA ? – 1559 – Minore Osservante

73. GUIDOTTI FAUSTO 1655 – 1731 – Vescovo di Città della Pieve

74. IONNI LUIGI ? – 1829 – Agostiniano

75. JACOBINI GIAN FRANCESCO ? – 1626 – Minore Conventuale

76. JACOBO frate – Priore di S. Agostino nel 1331

77. LEONI GHINO – Artista Direttore e Professore della Scuola di Disegno

78. LONGINO DI AZONE ? – 1050 – Signore di Offida-dona tutti i suoi possedimenti all’Abbazia di Farfa nel 1039

79. LUCA di OFFIDA ? – 1434 – Vescovo di Gerace

80. MAESTRO ALBERTINO – Architetto della chiesa di Santa Maria

81. MAGINI GIOVANNI BATTISTA – Pittore

82. MAGINI JR di PASQUALE – Pittore

83. MARCHIONNI ANTONIO

84. MASTRANGELO GIOVANNI – Sindaco

85. MERCOLINI BASILIO 1863 – 1931

Nato a Spinetoli l’ 8 luglio 1863, commercialista, si spense il 28 marzo 1931 ad Offida, ove aveva trascorso la sua esistenza. Socialista e repubblicano partecipò attivamente alla vita politica ed amministrativa di Offida. Fu amico e fattivo collaboratore in attività politiche del prof. Giovanni Allevi, anch’egli socialista, docente di patologia del lavoro all’ Università di Milano. Le liriche, ventinove, furono raccolte, con pubblicazione postuma del 28 marzo 1932, in un volumetto dal titolo PALLIDA MORS. Personaggio irrequieto, non credente, studioso e di vasta cultura scrisse anche poesie in dialetto offidano. La Santificaziò de lu Beate Bernardo (28 agosto 1892), Carnevale e Quaresima (17 febbraio 1893) e la Chiesa Nova de li Capeccì (2 settembre 1894), sono le più conosciute perché pubblicate nel settimanale locale Ophys. La sua vena poetica,le sue fonti d’ispirazione ed i suoi intimi sentimenti furono indicati in quello che è scritto sul frontespizio del libretto. ESTETA RAFFINATO ESPRESSE IN QUESTE LIRICHE I SOSPIRI E LE MALINCONIE DEL SENSIBILE CUORE,IL CUI VIBRARE PIETOSO LO RESE DI TUTTI I MISERI IL BENEFATTORE NASCOSTO. Le liriche, spesso non rimate, non hanno un verso scorrevole e non sono di facile lettura. Vi si scorge una certa oscurità di pensiero congiunto a sentimenti di malinconia che fanno pensare ad un travaglio interiore e che una vita attiva non era riuscita a risolvere. E’ un poeta che non invita a sorridere ma a riflettere. L’uso della lingua è corretto, con tendenza a qualche inflessione nel dialetto. Si dimostra però più ispirato nella poesia dialettale in cui riesce ad esprimersi al meglio e con versi più coloriti. Le pubblicazioni delle opere di questi tre personalità,colte,ma non letterate, sono ora quasi introvabili. Nella biblioteca comunale sono conservate Pallida Mors ed il testo di Anni Primieri fotocopiato.

86. MERCOLINI EMIDIO

87. MERCOLINI FILIPPO – Musicista

88. MERCOLINI GIUSEPPE

89. MERCOLINI LUIGI – Fondatore e direttore dello Stabilimento Bacologico

90. MERLA o MERULA AGOSTINO – Agostiniano

91. MICHELANGELI GIACOMO

92. MICHELI CESARE 1836 – 1918

93. MICHELI GIOVACCHINO – Musicista Professore di violino al Conservatorio Nazionale di S. Cecilia di Roma

94. MICHELI GIUSEPPE 1810 – Sindaco

95. MICHELI GIUSEPPE MARIA – Sindaco

96. MICHELI LUIGI 1795 – 1861 – Ingegnere Provinciale

97. MICHELI MARIA ADELAIDE – Musicista 1° violino dell’orchestra RAI

98. MIGNUCCI POMPEO ? – 1655 – Vescovo di Acquapendente

99. MONALDO – Priore del Monastero di Santa Maria

100.MOSTACCI

101.NICOLA d’OFFIDA ? – 1759 – Cappuccino

102.NICOLO’ di OFFIDA ? – 1357 – Minore Conventuale Vescovo

103.PALMUCCI

104.PAPARELLI LUDOVICO – Priore della Collegiata e Vescovo di Cagli (1734)

105.PASQUALETTI OLINDO 1916 – 1996 – Sacerdote, Professore Latinista

“Un uomo doppiamente sacerdote della fede e della scienza”, come lo ha definito il dott. Nicola Venanzi, professore emerito del Liceo-Ginnasio “T. Varrone” di Rieti. Stiamo parlando di Olindo Pasqualetti, celebre latinista, uomo di scienza dotato di profonda umanità e definito dalla critica neoumanista della modernità. Olindo Pasqualetti nasce in Offida nel 1916. Ancora ragazzo si trasferisce con la famiglia a San Benedetto del Tronto dove conclude il secondo ciclo delle scuole elementari. Da qui, a 12 anni, parte per entrare nel seminario dell’Istituto della Consolata per le Missioni Estere. A Torino termina il corso di studi seminaristici, umanistici, filosofici, teologici e in questa stessa città è ordinato sacerdote nel 1940. Si laurea in lettere antiche presso l’Università Cattolica di Milano dove, in seguito, svolge per più di un ventennio la sua attività nell’Istituto di Filologia classica. In precedenza, per diversi anni, aveva esercitato l’insegnamento di latino e greco in diversi licei pubblici e privati d’Italia (Varallo Sesia, Vercelli, Fermo). La sua improvvisa morte, avvenuta presso la “Casa Madre delle Missioni Consolate” di Torino il 21 Novembre 1996, suscitò profonda impressione nella sua città natale, perché ad essa rimase sempre legato da profondo affetto, tanto da dedicarle la celebre lirica “Ophidae Urbis Prodigium”. Per suo espresso desiderio, Olindo Pasqualetti riposa ora nel cimitero di Offida, accanto alla sua adorata mamma. A lui è stata intitolata la piazza davanti al santuario di Santa Maria a Mare, dove spesso amava soggiornare. Poiché fin da giovanissimo “quod temptabat scribere latine erat”, ha pubblicato in riviste nazionali ed estere, poesie, componimenti in prosa, saggi, recensioni in lingua latina. Ha partecipato a molti concorsi di poesia e prosa latina, nei quali ha conseguito 14 premi, 10 secondi premi, 23 terzi premi. Quasi tutte le sue opere sono state raccolte in “Gemina Musa” nel 1987 e in “Tre appendici a Gemina Musa” nel 1992. Ha anche al suo attivo pubblicazioni universitarie e testi scolastici con le Case Editrici Dante Alighieri e Minerva Italica. Ha collaborato con i più noti latinisti all’Enciclopedia Virgiliana (Treccani). Ha partecipato ai Convegni Internazionali: Ciceroniano, Oraziano, Ovidiano, Pliniano, Varroniano. È stato socio di “Opus Fundatum Latinitas” (Città del Vaticano), del Centro Studi Varroniani di Rieti, dell’Accademia di Scienze di Roma e dell’Accademia Marchigiana di Scienze e Lettere. Nel 1996 l’Amministrazione Comunale di San Benedetto del Tronto, per meriti di ordine economico, umanitario e culturale gli ha assegnato l’ambito premio “Premio Truentum”. Dal 1962 al 1995 ha ricevuto ben 15 prestigiosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali. Di lui, così ha detto il prof. Emidio Diletti, preside emerito dell’Istituto Magistrale “Mercantini” di Ripatransone: “Nelle poesie di Olindo Pasqualetti è evidente la partecipazione alla storia del proprio tempo, la presa di coscienza dei problemi del presente. Non manca l’elogio del progresso scientifico e tecnico che ha migliorato le condizioni di vita e di lavoro. Ma pure trapelano con chiarezza le preoccupazioni per il futuro minacciato dai mali che noi stessi ci procuriamo con la nostra stoltezza: minacce di guerra, conflitti sociali, fame, paura di disastri atomici, inquinamento della natura, infauste conseguenze della diffusione della droga”. E per concludere, ecco un’espressione della prof.ssa Giovanna Biffino Galimberti dell’Università Cattolica di Milano: “Con Pasqualetti scompare una delle figure più eminenti fra i poeti neoumanisti, una delle personalità più significative fra i sostenitori della cultura classica come fondamento insostituibile per la formazione dell’uomo, uno dei più raffinati e colti interpreti del mondo antico”.

106.PELAGALLO PAOLO 1594 – Cappuccino

107.PEROTTI GABRIELE ? – 1629 – Agostiniano

108.PERUSINI FABRIZIO ? – 1608 – Vescovo di Terracina

109.PICCININI don RAFFAELE ? – 1884

110.PIERANTOZZI

111.PIGLIARDI MARCANTONIO

112.QUALEATTI GIUSEPPE – 1827

113.ROSINI – Patriota

114.ROSINI ANDREA 1595 – Cappuccino Storico

115.ROSINI BERNARDO 1913

116.ROSINI GIUSEPPE – Avvocato – Sindaco

117.ROSINI VITO – Cameriere segreto di Pio IX

118.ROTA ANTONIO – Avvocato

119.ROTRUDE ? – 1050 – Moglie di Longino di Azone

120.SALVATORE di OFFIDA – 1644 – Minore Osservante

121.SERGIACOMI ALDO 1912 – 1994 – Scultore

122.SERGIACOMI ERASMO – Podestà

123.SERGIACOMI NICOLO’ ? – 1840 – Priore

124.SERGIACOMI SALVATORE – Direttore Stabilimento Bacologico

125.SERGIACOMI VINCENZO – Sindaco Avvocato

126.SIEBER GIUSEPPE (*)

127.STIPA LUIGI

128.TELLI GIUSEPPE ANTONIO 177. – 1850

129.TERRANI FERDINANDO – Commissario Pref poi Podestà

130.TILLI – Patriota

131.TINELLI ACHILLE

132.TINELLI FILIPPO

133.TINELLI FRANCESCO

134.TINTI

135.UMILE da OFFIDA ? – 1541 – Conventuale

136.URBANI AGOSTINO – Agostiniano

137.VALORANI FRANCESCO ? – 1827 – Medico

138.VALORANI GASPARE – Avvocato Concistoriale al tempo di Pio II

139.VALORANI VINCENZO – Medico Professore

di Francesco, offidano, nacque il 5 maggio 1786 a Cantiano (An). Fu allevato in Offida dalla nonna paterna fino all’età di 11 anni. Conseguì la laurea in medicina a Bologna ove intraprese la carriera universitaria fino ad occupare la cattedra di clinica medica nello stesso ateneo. Oltre ad essere valente clinico fu letterato e poeta. Nel 1851 fu stampato presso la tipografia Sassi dello Spaderio, in Bologna, un volume di poesie intitolato VERSI. Per tale pubblicazione gli fu assegnata, dal pontefice Pio IX, una medaglia d’oro e concessa la decorazione dell’ordine equestre di S.Gregorio Magno. Amò sempre Offida che considerava la sua vera patria e vi veniva a trascorrere i suoi periodi di riposo. Si spense a Bologna l’8.11.1852, lasciando tutti i suoi averi ai poveri di Offida ove a ricordo è dedicata una piazza. La sua ispirazione trasse motivo dal contatto con la nobiltà e la società che contava dell’epoca. Così si spiegano sonetti scritti per onorare cariche, plaudire onorificenze o ricordare avvenimenti importanti. Spirito profondamente cattolico portò nei suoi versi un contenuto di convinta religiosità. Apprezzò molto la natura che cantò, con grazia, nei suoi aspetti paesaggistici e nei valori dei suoi contenuti. Il suo verso scorre facilmente, senza ricercatezza, in modo spontaneo e spesso con rima. L’approccio con la lingua italiana, valido e corretto, non indulge a forme o flessioni dialettali. Si scopre infine una profondità di pensiero,frutto di una preparazione culturale ed umanistica.

140.VANNICOLA DEFENDENTE 1878 – 1917

141.VANNICOLA GAETANO – Prof. Architetto

142.VANNICOLA GIOVANNI  1897 – 1916

L’affetto dei genitori verso il proprio figlio è da sempre un sentimento costante, inamovibile ed importante valore per la continuazione della specie ed il mantenimento dei rapporti sociali. Nei rituali funebri di tutti i popoli, la morte di un figlio, specie in giovine età, è celebrata con atti di pietà ed opere di bontà sia da parte dei congiunti, che della comunità di appartenenza, perché il defunto rappresentava il futuro e le speranze, che andavano tragicamente perduti. Tali aspetti della cultura funeraria affiorano subito alla mente, mentre mi accingo a tracciare un pietoso ricordo di Giovanni Vannicola, prematuramente scomparso, cercando di comprendere il profondo dolore dei genitori, che da quel luttuoso evento fecero scaturire un concreto impegno di beneficenza e di solidarietà verso la fanciullezza povera e bisognosa di cure della loro epoca.Giovanni Vannicola nacque a Pagliare di Spinetoli il 21 Maggio del 1897, da Gaspare e Maria Lunerti, benestanti del luogo, che lo allevarono con cure amorose ed affettuosa protezione. Figlio unico, all’età di undici anni fu inviato al Collegio Nazionale di Fermo, ove dopo cinque anni conseguì la licenza tecnica. Per festeggiare l’evento ottenne in premio dal padre un cavallo con un calesse: così poteva liberamente muoversi e frequentare gli amici nelle località vicine. Proseguì poi gli studi presso il Collegio Carducci di Jesi, frequentando l’Istituto di Agronomia, ove dopo tre anni di corso, ottenne il diploma di agronomo. All’inizio dell’estate del 1916 fu sottoposto alla visita medica di leva per il servizio militare: dichiarato idoneo fu assegnato al corpo di artiglieria di campagna. In attesa della chiamata alle armi, aprì in un piccolo locale nella sua abitazione, un Ufficio di Preparazione Civile, in cui cercava di soddisfare le necessità della gente del luogo, fra cui quella di aiutare gli analfabeti nell’intrattenere la corrispondenza epistolare con congiunti lontani, per motivo della guerra. Ai primi giorni del mese di Settembre si attese invano che l’ufficio aprisse: Nannì (così veniva chiamato confidenzialmente) era ammalato. La notizia si diffuse subito e suscitò stupore e sgomento, quando fu noto che era affetto da una grave forma di tifo. Seguirono l’ansia della gente e la cupa preoccupazione dei genitori, che non lasciarono nulla d’intentato, organizzando consulti medici ed attuando le terapie più opportune che la scienza medica dell’epoca potesse offrire. Fra trepidazioni, speranze ed implorazioni della grazia per una guarigione nella Chiesa del luogo, lo stato morboso si protrasse fino alla sera del 23 Settembre, quando avvenne il decesso. Alla disperazione immensa ed allo strazio indescrivibile dei genitori, si unì la partecipazione commossa della gente del luogo. La salma fu tumulata nel cimitero di Offida, ove si provvide subito a far erigere un modesto mausoleo (ancora esistente), meta settimanale degli inconsolabili genitori, che con la preghiera ed un commovente omaggio floreale volevano sentirsi vicini al loro caro figliolo. Si era nel mezzo di un orribile conflitto mondiale e molte giovani vite venivano troncate giornalmente sui campi di battaglia: forse a Nannì sarebbe capitata la stessa sorte: non ci è dato saperlo. Ma di certo sappiamo che il signor Gaspare ha voluto perpetuare l’immagine del figlio, nobilitandola con un atto di bontà e beneficenza verso il prossimo. Nell’estate del 1917, nella villetta che possedeva in riva al mare, in Luigi Devoto ricordò il suo “alto sentimento patrio, la valorosa condotta al fronte, le benemerenze nel campo scientifico, l’amore per gli umili”.

143.VANNICOLA DOMENICO 1619 – 1689 Capitano della Guardia del Comune di Offida.

144.VANNICOLA LUIGI – Architetto

145.VECCIA – Patriota

146.VITALI CAMILLO ? – 1633 – Vice Marchese del Vasto

147.VITALI GIOVANNI – Musicista

148.VITALI VITALINO – Musicista

149.WBURGA ? – 1042 – Figlia di Longino di Azone dona al Monastero di Farfa un lavoro a ricamo

150.ZAZZETTI – Patriota

151.ZEPPILLI FRANCESCO

Sono cittadini illustri e benemeriti di Offida tutti coloro che hanno combattuto e sacrificato la propria vita nella prima e seconda Guerra Mondiale. Questi i nominativi riportati nel Monumento ai Caduti inaugurato il 15/08/1923.

Iscrizioni: MORTI SUL CAMPO O IN SEGUITO A FERITE – Vannicola Defendente, Ciabattoni Giuseppe, Feriozzi Nazzareno, Brandimarti Giuseppe, Galiè Adamo, Petrocchi Fedele, Acciarri Antonio, Acciarrini Francesco, Amabili Vincenzo, Antonelli Giuseppe, Aurini Pietro, Borzacchini Filippo, Candellori Antonio, Candellori Carlo, Capriotti Luigi di Piet., Capriotti Luigi di Sab., Ciabattoni Bernardo, Cicconi Fedele, Cimaroli Emidio, Ciotti Camillo, Cocci Sante, Conti Pasquale, Croci Nazzareno, D’Angelo Ferdinando, D’angelo Filippo, D’angelo Nicola, De Santis Antonio, Ficcadenti Sante, Filippoli Emilio, Giobbi Giuseppe, Giobbi Ugo, Gregori Emidio, Lanciotti Giacinto, Laudadio Alleo, Luzi Anacleto, Massacci Pietro, Massicci Francesco, Maurizi Bernardino, Morganti Giacinto, Mosca Domenico, Mozzoni Armando, Nespeca Luigi, Pasqualini Fedele, Pierantozzi Domenico, Pierantozzi Giovanni, Quinzi Nazzareno, Rosini Umberto, Sabbatini Sabatino, Scalpelli Giacomo, Sergiacomi Giuseppe, Tassi Ettore, Tilli Camillo, Travaglini Giovanni, Virgili Nazzareno, Viviani Pilade. MORTI IN PRIGIONIA: Aquaroli Nicola, D’angelo Giovanni, D’angelo Giuseppe, Di Nicolò Sante, Gabrielli Giacinto, Guidotti Sante, Peroni Nicola, Perozzi Nicola, Simonetti Carlo, Vallorani Dionisio. DISPERSI IN GUERRA: Amabili Nazzareno, Armandi Antonio, Calvaresi Francesco, Ciabattoni Arturo, Cocci Filippo, Coccia Giovanni, Feriozzi Giovanni, Marcelli Nazzareno, Michelangeli Raniero, Pasqualini Giuseppe, Premici Francesco, Simonetti Antonio, Stipa Pietro, Tanzi Filippo, Traini Lorenzo, Travaglini Nicola. MORTI IN COMBATTIMENTO O IN SEGUITO A FERITE: Rosini Giovanni, Marcucci Guido, Pasqualini Luigi, Pellei Pietro, Travaglini Ivo, Massaroni Pacifico, Benfaremo Guido, Catalini Giuseppe, Ciabattoni Arturo, Ciabattoni Nicola, Ciabattoni Concetto, Cicconi Cesare, Cocci Quinto, De Angelis Bernardo, Gabrielli Nazzareno, Grilli Domenico, Piergallini Ettore, Sciarroni Domenico, Stipa Cesare, Vallorani Bernardo. CADUTI DALLA GUERRA LIBICA: Donati Donato, Premici Emilio. MORTI IN PRIGIONIA: Listrani Fred, Di Ruscio Ernesto, Carfagna Manlio, Piunti Giovanni, Fioravanti Luigi, Laudadio Ettore, Spinelli Giuseppe. DISPERSI IN GUERRA: Rosini Fortunato, Carducci Carlo, De Stefanis Panpilo, Vannicola Primo, Brandimarti Lamberto, Ameli Nazzareno, Capriotti Giovanni, Ciabattoni Quirico, Cicconi Orlando, Cocci Luigi, Cocci Martino, Croci Osvaldo, Falcioni Guido, Nespeca Quintilio, Osimi Arturo, Pierantozzi Giovanni, Seghetti Silvio, Simonetti Bernardo, Talamonti Emidio, Ficcadenti Luigi. MEDAGLIA D’ORO: Sottotenente Loris Annibaldi.

“PER VOI-FRATELLI SOLDATI, PURO ONORE DI OFFIDA NOSTRA, IL RICONOSCENTE AMORE-IL VOTO ROMANO, PERCHE’ IL VOSTRO MARTIRIO SIA MONITO AL MONDO-AI POPOLI, CHE ITALIA VIVE”

LUIGI MICHELI – COLONNELLO DI FANTERIA

XV AGOSTO MCMXXIII

MCMXV-MCMXVIII

(*)

“LA MUSICA STRUMENTALE NELLA MARCA MERIDIONALE TRA SETTE ED OTTOCENTO:  SIEBER, NERONI, CENTRONI, LAUREATI E GALEAZZI NELL’OCCASIONE DEL BICENTENARIO DELLA MORTE DI GIUSEPPE SIEBER”

OFFIDA,  30 gennaio 2001

Il bicentenario della morte di Giuseppe Sieber  ( Praga 1754 Offida 18 maggio 1801) compositore e violinista boemo, attivo nelle Marche a partire dal 1778 e residente in Offida dal 1781, costituisce l’occasione per una  ricerca musicologia, assolutamente innovativa, volta ad indagare la produzione strumentale (soprattutto per strumenti ad arco) nella Marca meridionale tra sette e Ottocento. L’indagine assume maggiore valore in relazione alla totale mancanza di riferimenti nella letteratura specifica. Sulla falsariga di quanto ampiamente fatto a partire dal secolo scorso dagli studiosi tedeschi,  la musicologia sta finalmente  riscoprendo con gli opportuni strumenti scientifici di indagine, la civiltà musicale locale che non è stata solo quella di Pergolesi, Spontini e Rossini.

Alla luce di questa ricerca sistematica, le Marche non risultano solo terra di produzione melodrammatica, ma di una solida, tecnicamente agguerrita in senso virtuosistica, scuola  strumentale per archi.

Giuseppe Sieber, attivo come insegnante presso i nobili maceratesi Compagnoni Marefoschi e spesso primo violino e\o  direttore d’orchestra nelle stagioni dei teatri marchigiani del periodo, creò una vera e propria scuola di musica in Offida (Accademia musicale) dalla quale uscirono diversi musicisti. Tra questi il sorprendente violoncellista e compositore Giovanni Vitali (Offida 1777 Ascoli Piceno 1845), stimato da Rossini, che nel corso delle ricerche preliminari, ha rilevato un’insospettata statura artistica sia nello specifico virtuosismo tecnico che nella vera e propria sintonia con il genio rossiniano; ed è nel contempo la sua musica sempre originale e godibilissima all’ascolto.

Un altro  allievo importante fu  Baldassarre Centroni, virtuoso di oboe e corno inglese, docente al liceo musicale di Bologna, cui fu offerta la direzione del conservatorio di Londra. Questa scuola si è allargata a diversi comuni del circondario di Offida esprimendo la personalità dei fratelli Neroni di Ripatransone, il Marchese Pietro Laureati di Grottammare (riconosciuto in tutta  Europa come “il Paganini del violoncello”) ad Ascoli il torinese Francesco Galeazzi, fisico, matematico, compositore e violinista, autore di un celebre trattato di tecnica violinistica dedicato al Vitali che ivi si era trasferito da Offida. Un volume specifico di taglio storico-biografico, la pubblicazione delle opere originali edite in edizione critica, l’incisione di compact delle opere più rappresentative, unitamente ad un convegno ed ad una serie di concerti nei luoghi ove si è affermata la scuola strumentale ( Offida, Ascoli Piceno, Ripatransone San Benedetto del Tronto e Grottammare) rappresenta la necessaria articolazione del progetto che si intende realizzare.


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