Aldo Sergiacomi – scultore

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Aldo Sergiacomi di Offida (all’anagrafe Romoaldo, 1912-1994), iniziò la sua formazione prima nella sua città con il prof. Ghino Leoni, allievo di Adolfo De Carolis e poi presso la bottega del marmista Alessandro Castellucci di S. Benedetto del Tronto. Successivamente si recò a Roma, dove per sei anni frequentò la scuola ornamentale (1926–32) ed ebbe tra i suoi maestri Angelo Zanelli, autore del fregio del Vittoriano a Roma. Il suo lavoro si divide tra passione civile e devozione religiosa, e lo testimoniano le sue prime opere, i due stemmi in pietra sistemati sulla facciata del Palazzo Comunale di Offida (1923), uno della Casa Savoia, l’altro del Comune e l’altare marmoreo di S. Agostino (1934), dove i due cherubini laterali tradiscono la sua lunga frequentazione della scultura barocca del Bernini a Roma, un grande punto di riferimento per un giovane scultore.

Sempre in quegli anni gli sono affidate le prime commissioni per monumenti funebri, che poi svolgerà anche più tardi per le famiglie offidane e ascolane. Tra le prime ad Offida la tomba Antimiani (1940) e la tomba Guidotti (1944), dove L’omaggio floreale con la figura dell’Angelo in ginocchio che vi è rappresentato si inserisce in una tradizione della scultura classica greca che passa attraverso il panneggio bagnato della celeberrima Nike (Vittoria) che si allaccia il sandalo dello scultore Kallimachos (V sec. a.C.) nella balaustrata del tempio di Atena Nike ad Atene, e le tante steli attiche del quarto secolo a.C., ma tenendo conto della lezione della scultura neoclassica dei grandi maestri, quali Canova e Thorwaldsen.

Anche nei rilievi eseguiti nel 1955 per il Salone Giammarini, la nota pasticceria sanbenedettese, il richiamo classico nella scelta dei motivi è evidente. Oltre a scene di mare e di pesca, viene rappresentato un Trionfo di Bacco e Arianna, così come le Baccanti ballano al suono della lira e un satiro rapisce una donna, figure che fanno riferimento a dei prototipi questa volta ellenistici, soprattutto nel trattamento a bassorilievo del paesaggio con gli alberi, con una finezza di esecuzione che trova riscontro, ad esempio, nella scultura originale ellenistica del fregio piccolo dell’altare di Pergamo nel Pergamonmuseum di Berlino (II sec. a.C.).

L’adesione di Sergiacomi ai modelli classici della scultura di varie epoche dai Greci ai Romani, al Rinascimento di Donatelo e di Michelangelo, oltre appunto al barocco romano e alla scultura neoclassica, non è frutto di mera imitazione, ma uno studio impegnato della tecnica dei grandi maestri di un passato più o meno recente, come Giovanni Dupré nell’Ottocento, il quale aveva realizzato una tomba nel cimitero di Ripatransone (1874) che Sergiacomi aveva molto ammirato, quindi per raccogliere i segreti di un mestiere che non permette indecisioni e ripensamenti.

La carriera di Segiacomi a partire dagli anni Cinquanta, periodo di ripresa per l’economia dell’Italia dopo la guerra e anche della sua maturità artistica, prende uno slancio inarrestabile (i 40 anni erano indicati anche dagli scrittori greci come l’acmé, il punto più alto dell’attività di un artista). Non ci saranno più momenti di pausa, ma un catalogo di opere che si susseguono di anno in anno comprendendo, commissioni civili e religiose, tutte di grande importanza.

Sebbene il grande amore di questo scultore fosse il marmo ad un certo punto si cimenta in impegnative opere in bronzo. Nel 1963 realizza per la chiesa del Sacro Cuore Immacolato di Maria di Ascoli Piceno il grande portale con scene della vita di Maria, un soggetto che ripeterà anche in altre occasioni nella realizzazione di altri sette portali, anche se con significative varianti, uniti ad altri temi, collaborando spesso con la fonderia Battaglia a Milano, ma anche con Marinelli di Firenze, Bruni di Roma e Paoletti di Ancona.

Negli anni Settanta sarà la volta del portale della chiesa del Sacro Cuore Immacolato di Teramo (per la quale tra i 1967 e il 1979 esegue molte altre decorazioni interne), e poi il Portale principale della Cattedrale di Fermo (1980), in cui rappresenta l’Assunta, patrona della città a cui è dedicata la chiesa, insieme agli episodi della Cavalcata dell’Assunta, la sfida cavalleresca dei quartieri cittadini praticata sin dal Medioevo, che tuttora si svolge il 15 agosto di ogni anno. Il portale laterale della stessa chiesa verrà inaugurato postumo nel 1995.

Segue poi il portale della chiesa di S. Egidio alla Vibrata (1985, con Mosè, Gesù, S. Francesco) e infine quello per la chiesa di S. Agostino di Offida, dove vengono rappresentati i vari episodi del Miracolo Eucaristico alla presenza dei santi venerati nella chiesa: S. Agostino, S. Leonardo, il Beato Corrado e il Beato Bernardo. Ma la committenza religiosa comprende anche altre opere dalle “Via Crucis” realizzate per molte chiese e per la tomba di famiglia in memoria del padre (1952), al rilievo marmoreo per l’altare della chiesa di S. Lucia a Montefiore dell’Aso (1968), al bassorilievo per la cappella della Madonna di Lourdes nella Cattedrale di S. Benedetto (1977), alla statua di S. Giovannino, delizioso pastorello, per la chiesa parrocchiale di Pagliare del Tronto.

Infine sono da ricordare le due opere devozionali realizzate per il Santuario di Loreto. La prima è la Stele Mariana dedicata alla Madonna dallo scultore e dalla moglie come testimonianza di fede nell’anno mariano 1987, con una forma e una divisione in registri che riporta alla memoria il noto bassorilievo in marmo dell’Apoteosi di Omero dello scultore greco Archelao di Piene, (130-120 a.C, conservato al British Museum). La Madonna alza in alto la Santa Casa di Loreto come fosse un ostensorio alla presenza di tre Angeli e dei Santi e nella parte inferiore di due papi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II in ginocchio, accanto al riconoscibile profilo del santuario.

La seconda è il candelabro bronzeo di due metri donato nel 1989 dall’Unitalsi di S. Benedetto per commemorare il cinquantesimo di fondazione, alla cui sommità si librano tre bellissimi angeli ad ali spiegate con un mazzo di 15 rose simboleggianti i Misteri del Rosario. L’attività continua infaticabile, nonostante passino gli anni non si offusca la sua vena creativa che al contrario sembra intensificarsi. Sergiacomi realizza anche dei monumenti dedicati ai Caduti di Guerra, prima a Massignano (1969) poi a Monsampolo (1970) e a Fermo (1992), con le tre statue del fante, del marinaio e dell’aviatore e infine a Force (1994).

E poi ci sono le statue di grandi dimensioni, da quella dedicata all’eroe americano Simon Bolivar a Villa Pigna di Folignano (1984) alta m 2,85, alla grande statua di papa Sisto V per Grottammare (1985), alta m 2,40, il cui bozzetto bronzeo è stato regalato personalmente dallo scultore nel 1983 a Giovanni Paolo II e si trova nell’appartamento privato del pontefice. Altre statue importanti in bronzo sono quella della Madonna della Speranza per Grottammare (1992) con la Vergine che mostra il figlio ad indicare la via della speranza e del Beato Bernardo da Offida, realizzata nella sua città natale per il terzo centenario della morte (1993) e alta m 1,80.

Con lo stesso amore vengono realizzate le statue bronzee dedicate ai mestieri, prima di tutti il Monumento alle Merlettaie (1983), il gruppo con le figure di tre donne di diversa età che lavorano al tombolo, ricamo tradizionale della città di Offida, e poi La Retara di S. Benedetto del Tronto (1991), nel Viale Secondo Moretti, in ricordo del lavoro delle mogli dei pescatori che nelle lunghe attese riparavano le reti e Il Sogno del Pescatore (1982), la statua alta m 4,50, collocata di fronte al Comune di S. Benedetto.

Uno scultore Aldo Sergiacomi di grande talento, definito dall’Arcivescovo di Loreto, Mons. Loris Capovilla, “Un artigiano del bello”, tenutosi sempre lontano dagli onori (anche se ebbe come riconoscimento il premio nazionale “Pericle Fazzini per l’arte liturgica e altri riconoscimenti), innamorato del suo lavoro che ricordava quando era all’opera nella sua bottega, lo spirito delle botteghe dei grandi maestri rinascimentali, che si ritenevano artigiani seppure di grandissimo livello, e al tempo stesso dividendo con un grande scultore come Michelangelo la forza della solitudine nei confronti della propria opera che sorprendentemente veniva realizzata, anche quando si dovevano superare grandissime difficoltà.

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La vita dello scultore raccontata dalle immagini

Il Museo Aldo Sergiacomi        Primo Centenario della nascita

contatti e visite al museo      dov’è il museo

LA FONDAZIONE LAVOROPERLAPERSONA


 

Le principali opere  dello scultore Aldo Sergiacomi visitabili nel territorio.

A – Altare di marmo (1934) e via Crucis chiesa s. Agostino di Offida

B – Portale del Sacro Cuore Immacolato , Ascoli Piceno (1963)

C – Monumento ai caduti di Massignano (1969)

D – Monumento ai caduti di Monsampolo del Tronto (1970)

E – Portale Bronzeo della cattedrale di Fermo (1980)

F – Il Sogno del pescatore, S. Benedetto del Tronto (1982)

A – Monumento alle “merlettaie” Offida (1983)

G – Monumento a Simon Bolivar Folignano, Villa Pigna (1984)

H – Monumento a Sisto V, Grottammare (1985)

I –  Portale Chiesa Sacro Cuore di S. Egidio alla Vibrata (1985)

J – Stele marmorea all’interno della Basilica di Loreto 1987

J – Candelabro UNITALSI (1989) all’interno Basilica di Loreto

F – La “retara”, S. Benedetto del Tronto (1991)

E – Monumento ai caduti di Fermo (1992)

A – Monumento al beato Bernardo, Offida(1993)

K – Altorilievi all’esterno della chiesa di S, Michele di Appignano del Tronto

L – Statua di S. Giovannino, chiesa parrocchiale di Pagliare del Tronto (Spinetoli)

M – Portali e opere all’interno della chiesa del Sacro Cuore Immacolato di Teramo

A – Portale Chiesa di S. Agostino in Offida (1994)

 

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