Offida, fascismo e vecchi merletti

di Alberto Premici

Parafrasando il famoso film del 1944, diretto da Frank Capra, basato sulla commedia di Joseph Kesselring, ho preso spunto per dare il titolo a questa ricerca sugli scritti d’archivio che, in qualche modo, riguardano la nostra Offida.

Ho trovato interessante un vecchio articolo, datato 3 luglio 1934, quindi in piena era fascista, sull’antica arte del merletto di Offida.

Con lo stile tipico del periodo e tessendo le lodi del regime, l’ignoto redattore dipinge con romanticismo la nobile attività artigianale di cui siamo fieri, sopravvissuta a guerre e crisi economiche, ancora praticata e vanto di tutti gli offidani.

Qui non c’è casa o buco di casa dove non esista un tombolo e dove due mani di donna non muovano, frettolose e attente, fili e fuselli“. Così era e così è ancora in Offida definita “piccola città, l’ombra delle sue mura è dolce, quasi mai i suoi uomini hanno sentito l’urgenza di superarle per crearsi una fama e un nome“.

E all’arte in parola riconosce che il regime “ha restituito…tutta la sua indipendenza di volo e di giuoco; non ci sono stili di moda, c’è solo la regola facile e somma che in tutte le epoche fiorenti ha permesso all’artista di creare: il buon gusto“. Come non essere ancora d’accordo?.

Grazie a tutte le merlettaie di ieri e di oggi, che ancora “cantano e creano“.

 

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