Toto’, cinquant’anni senza Principe

di Alberto Premici /

A cinquant’anni dalla scomparsa fioccano onori e tributi, al contrario di ciò che avvenne nel periodo della sua immensa attività teatrale e cinematografica. Durante quest’ultima Totò era considerato attore di serie B, a volte censurato, ignorato dalla critica altezzosa del tempo, per poi essere subito apprezzato dopo la sua dipartita e, via via negli anni, riconosciuto come uno dei massimi attori comici del secolo scorso, al pari di Charlie Chaplin e Buster Keaton.

Di un’eventuale riconoscenza postuma il Principe della risata era perfettamente conscio: « Al mio funerale – disse alla sua compagna Franca Faldini – sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo Paese, in cui però per venire riconosciuti qualcosa, bisogna morire. »

Tra qualche giorno ricorrerà il cinquantennio dalla morte: Totò (Antonio de Curtis), nasce infatti a Napoli il 15 febbraio 1898 e muore a Roma il 15 aprile 1967, dopo aver calcato decine di palcoscenici e partecipato a quasi 100 film. Per l’occasione sono molteplici gli eventi in programma tra i quali la cerimonia di conferimento della laurea honoris causa alla memoria da parte dell’Università Federico II di Napoli, che avverrà mercoledì 5 aprile, alle 12, nell’Aula Magna Storica dell’ateneo partenopeo.

Motivazione: “aver incarnato e portato sullo schermo tutte le ‘articolazioni’ dello spettacolo: dalla mimica alla comica, che gli riuscivano particolarmente spontanee, a quella teatrale e cinematografica, acquisite da una lunga esperienza personale che Totò ha vissuto e saputo catturare. Una cultura che rispecchia anche una napoletanità nobile che, nella sua carriera artistica e sociale, de Curtis ha sempre rappresentato naturalmente”.

Aldilà della ricorrenza, è doveroso ricordare Totò per ciò che ha dato al mondo dello spettacolo, per il suo genio, per la sua umanità e generosità; sì Principe.. avevi ragione, nacquetti signore, come pochi. « Tengo molto al mio titolo nobiliare perché è una cosa che appartiene soltanto a me… A pensarci bene il mio vero titolo nobiliare è Totò. Con l’altezza Imperiale non ci ho fatto nemmeno un uovo al tegamino. Mentre con Totò ci mangio dall’età di vent’anni. Mi spiego? » (Totò)


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