L’empatia secondo Obama e papa Francesco

di Gabriele Gabrielli
[ ggabrielli@luiss.it ]

Un’epoca ricca di sfide la nostra, anche per leader e manager. C’è un set di competenze che fa la differenza e che consentirebbe loro di essere più efficaci? Le imprese guidate da questi leader e manager conseguono performance migliori? Queste sono alcune domande cui, la teoria e le esperienze organizzative, cercano di dare risposta. E’ indubbio che il cambiamento stia valorizzando l’importanza di competenze soft come quelle d’integrazione e di ascolto, di relazione e cooperazione, di sviluppo della motivazione e del coinvolgimento attivo di team e collaboratori.

La letteratura su questi temi abbonda, mentre cresce di dimensioni la ricerca di manager con spiccate capacità sociali. Si fa strada l’idea, insomma, che ci sia sempre più bisogno di comportamenti di leader e manager relashionship-oriented anziché task-oriented. In effetti, che valore aggiunto darebbe in questo scenario un management orientato esclusivamente ad allineare risorse e variabili organizzative ai piani dell’azienda ma incapace di attivare la motivazione e di migliorare la soddisfazione delle persone? L’empatia – e più in generale l’articolata competenza dell’intelligenza emotiva che si esprime attraverso l’essere consapevoli dei sentimenti, delle esigenze e degli interessi altrui – sta diventando una grande “risorsa” sociale prima ancora che manageriale e chiave di successo della leadership.

Per questo l’empatia è invocata da ricercatori di diverse discipline come economisti e filosofi, psicologi, sociologi ed etologi; è oggetto di indagini e ricerche, ispira i contenuti di programmi di sviluppo e formazione. Del resto viviamo nella “civiltà dell’empatia” – come ha scritto Jeremy Rifkin – che richiede di comprendere in profondità l’altro. Non basta ascoltare quello che una persona dice quando parla. Comprendere in profondità significa molto di più, per esempio dare cittadinanza a quello che una persona sente, riconoscendola anche in “ciò che non dice”, provando quello che “prova”, andando oltre il linguaggio verbale e non verbale. Per sviluppare questa competenza occorre fare esperienza di ciò che l’altro prova, pronti per questa via a incorporare nella nostra una diversa visione del mondo.

Fare l’esperienza dell’empatia significa aprire le porte al cambiamento dei comportamenti e del nostro agire. Di empatia hanno bisogno la politica e l’economia, la società e la scuola, ne abbiamo bisogno tutti per vivere. Il presidente Obama – commentando la conversazione avuta con papa Francesco in occasione della sua visita in Italia – l’ha definita come “la capacità di mettersi nei panni altrui”. La sua mancanza facilita i conflitti e la noncuranza verso i più deboli come gli emarginati e i più poveri. Papa Francesco, poche ore dopo il colloquio con Obama, illumina con una nuova luce il senso dell’empatia. L’ha fatto con l’esempio e la testimonianza diretta e pubblica, mostrando così la straordinaria forza della leadership by example.

Quella leadership cioè che numerosi studi indicano come fattore importante di engagement delle persone; una leadership che riesce a far emergere anche nel lavoro e nell’economia quel di più, quell’eccedere dai limiti della prestazione contrattuale che prende forma nella gratuità. Cosa ci ha mostrato papa Bergoglio durante la cerimonia penitenziale a San Pietro in preparazione della Pasqua? Entra nella basilica per confessare alcuni fedeli e, in modo improvviso e senza rispettare il cerimoniale, si dirige verso il confessionale di fronte dove c’era un prete in attesa dei penitenti e si confessa in ginocchio.

Il significato del gesto é racchiuso in queste sue parole: “… chi sperimenta la misericordia divina, é spinto a farsi artefice di misericordia tra gli ultimi e i poveri”. Ecco l’empatia, ecco come dispiega la sua forza in chiave comportamentale. Dall’esperienza di empatia con la misericordia divina attraverso il sacramento della Confessione (“Gesu è più buono dei preti…”) possono nascere comportamenti nuovi. Per questo va fatta, perché generatrice e feconda. Ritornando ai contesti organizzativi se sviluppiamo empatia verso i collaboratori riusciremo probabilmente a gestire meglio la loro motivazione, a comprenderne in profondità le aspettative, a valorizzare il loro potenziale. Il mondo, la società, le imprese hanno sempre più bisogno di empatia per accogliere e comprendere l’altro e la diversità; l’empatia diventa così al tempo stesso misura del nostro agire organizzativo, caposaldo per leadership e management efficaci.

Gabriele Gabrielli
Docente Università Luiss Guido Carli twitter@gabgab58
Presidente Fondazione Lavoroperlapersona (www.lavoroperlapersona.it)

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